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Per quanto sia stata breve, fallimentare e scarsamente segnante, la mia esperienza universitaria mi ha lasciato un piccolo quadernetto nella testa con dentro annotate una serie di regole.

Quella che è riemersa oggi è: IO ODIO MILOS FORMAN.

Sia chiaro, io non odio Milos Forman, ma uno dei miei professori sì. Lo detestava, lo disprezzava con tutto se stesso. Il suo odio era come un piccolo cucciolo incarognito che portava sempre con sé, perfetto da aizzare ad ogni lezione, ad ogni conversazione che includesse Mozart, o il cinema, o la storia della musica. La colpa di Milos era stata quella di girare un film di una certa importanza (Amadeus) sul suo grande mito, Wolfgang Amadeus Mozart.

Il professore non vedeva la pellicola come un semplice dispositivo narrativo, ma come una immonda creatura tenuta insieme da errori storici, imprecisioni, licenze poetiche, stravolgimenti e tanta tanta tanta merda. Amadeus the movie era il male. Un male covato da un diavolo di nome Forman.

Il suo amato Mozart, il suo confidente, il suo compagno di vita, il sole che lo aveva guidato, il giovane folle e geniale che aveva tracciato da un tempo lontano il suo destino, la creatura perfetta che nella sua mente era viva e presente molto più di quanto non fossimo noi, era stata maltrattata e stuprata da una bieca ambizione. Intollerabile.

Tra i libri che dovevamo sapere a memoria, ve ne era uno che includeva tutte le spese dell’ultimo anno di vita di Mozart. Quante camicie aveva comprato e quanto gli erano costate. Un interessantissimo libretto pieno di date e di conti, qualcosa che puoi raccontare al tuo analista per vendicarti del prezzo della seduta.

Se posso essere sincero, Amadeus non mi era affatto dispiaciuto (è una verità che ho tenuto per me, custodita come un bubbone ad una riunione di medici della peste), ma il film che più in assoluto preferisco di Forman è “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, bellissima pellicola tratta da un ancora più splendido libro (che mi sento di consigliare a chiunque).

Ed ora che Forman è morto, non posso che ripensare a quel professore ed al suo odio. Me lo immagino rientrare a casa maltrattato dalla pioggia.
Incredulo.

Gli abiti zuppi. Gli occhi vaghi e scivolosi, incapaci di aggrapparsi alle forme. Ebbri. Lavati dalla gioia.

Il respiro inquieto, rigettato dal suo stomaco già troppo brulicante di felicità. Un milione di farfalle che solo gli innamorati conoscono.

E con il cuore leggero e gravido di speranza come quello di un popolo che ha appena seppellito il proprio spietato dittatore, può finalmente sedersi al pc per scrivere su Twitter

@Amadè56 Milos Forman mi ha sempre fatto cacare!!!

(E questa è la storia di come nascono i post contro l’artista morto fresco di giornata)

L.

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É andata via l’estate

Non è amore

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Twinsbookslovers
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La Kate dei libri
Liberamente