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La Nera Signora correva: le ossa, schiocchi e schianti, cantavano metalliche alla Luna la loro fretta.
E la Morte correva. Grandi falcate. Le orbite cave piazzate sul letto di foglie. Frusciava il sentiero, frusciava il mantello.
La falce, mai assente, frattanto, graffiava la terra. Orridi solchi infetti dai quali lunghi virgulti di Buio fiorivano.
«Madame, abbiamo soltanto altri cinque minuti.» Precisò il corvo che, ben saldo, le artigliava la spalla.
Ma l’Eterna correva. E scollinava, e macinava foreste, e guadava fiumi. E non lo degnò di alcuna attenzione.
«Madame, mi duole essere saccente, tuttavia restano appena trenta secondi.» Aggiunse il pennuto.
«Non inizieranno senza di me!» Ruggì l’Oscura.
«Lo hanno appena fatto, Madame.»
Sicché, con un ultimo slancio, la Morte si portò al centro della radura dove una ragazzetta ed un vecchio discutevano saldati su seggiole da campeggio.
«Beh?» Sbottò la Tenebrosa e prese posto.
«Beh, lo dovrei dire io» il vecchio schioccò la lingua sul palato «sei in ritardo.»
«Io non sono mai in ritardo, Dio. Né prima, né dopo. Io sono nell’istante preciso!» E Madame spalancò le braccia. E il pennuto spalancò le ali.
«Ahhh…» la Vita, scolpita nel visetto minuto d’adolescente, alzò gli occhi al cielo «quanto sei pesante e teatrale!»
«Vita rinuncia, con me non ti conviene, prendi per il culo qualcun’altro…» canticchiò di rimando la Scarna.
«Vecchia, canzone vecchia. E trita. Non hai altre munizioni in canna?» Miagolò la giovane, viperina.
«Ragazze…» Dio, canuto e vestito di iuta, le ammonì bonario.
«Guarda che ha iniziato lei!» Le due protestarono in coro. Mocciose.
«Pensavo ad un’eruzione.» Proseguì Dio, fin troppo abituato ai battibecchi tra le sorelle.
«Tipo Krakatoa?» La Vita aggrottò la fronte.
«Esatto, qualcosa del genere.» E Dio si accese un cubano.
«Etna o Vesuvio? Non facciamo il solito vulcano nel nulla che non c’è gusto, eh.» La Morte picchiettava con le falangi sul manico della falce. Golosa.
«No! Vesuvio, no!» Intervenne la Vita «la pizza napoletana è patrimonio dell’umanità.»
«E allora mettiamoci a fare preferenze! Ci riuniamo il dieci di ogni mese per pianificare il giorno successivo, ti pare che ci sia il tempo per parteggiare?» Protestò la Vedova.
«Nah…» l’Altissimo sbatacchiò le palpebre «veramente ero orientato verso un evento spettacolare, unico. Molto più d’impatto rispetto all’undici settembre 2001.»
«Parco americano di Yellowstone!» Urlò la Morte. Echi graziati, furiosi. E dall’alto, uno stormo di anatre cadde a terra. Stecchito.
«E fa’ più piano, Cristo!» Disse la Vita e scosse, seccata, i boccoli color grano.
«Ehi, calma con le parole!» Reagì Dio. Un tuono roboante.
«Ma è colpa sua! Lo vedi che me le leva di bocca!» E Riccioli d’Oro si rabbuiò. Subito.
«Comunque, sì» il vecchio prese una feroce boccata dal sigaro «Yellowstone. Tutti d’accordo?»
E la Morte alzò il pollice scheletrico. E la Vita assentì di gola.
«Io scateno il panico, attivo l’odio, appronto l’egoismo e nutro lo sciacallaggio.» La Luttuosa stilò il proprio elenco.
«Io mobilito l’amore, dispiego la solidarietà e raduno l’abnegazione.» E la Senza Età compilò il suo.
«Come siete messe domani?»
«Ho giusto quindici minuti liberi da vagiti tra le 16:30 e le 16:45, bastano?» Rispose la Vita. «Impossibile, a quell’ora ho un terremoto.» Obiettò la Nera.
«Io mi sgancio quando voglio, siete voi quelle super impegnate.» Dio annegò lo scherno nella folta barba.
«20:25 – 20:33? Otto minuti, però.» Seguitò la Vita.
«20:25. Otto minuti, posso farcela.» Asserì la Morte.
«E sia.» Decretò Dio.
«Chi passa a prendere Vera?» La Mietitrice misurò i compari.
«Ah, non io. Nei giorni passati mi ha dato del misogino.» E l’Onnipotente si fece da parte.
«Non pensarci neppure, mi detesta da quando è nata.» E la Madre Bambina non fu da meno.
«Un momento, domani c’è la prima di Alien Covenant?» La Morte si tolse il cappuccio.
«Sì, e con ciò?» E Dio la fissò.
«Hai idea? Sono anni che attende l’uscita di questo film. Sai che due palle se se lo perde? Paginate di invettive su di me, su di te, su di lei.» E disegnò il trio indicando ciascun componente con la lama della falce. «E chi la regge!»
«Signore belle, fatemi capire, siamo succubi di una scribacchina?»
«Tu l’hai creata!» esclamò la Vita.
«Ma tu, pavida, la tieni in vita, Vita.» E Dio la fulminò con un’occhiata.
«Non è certo compito mio quello, io mi limito a renderle l’esistenza impossibile!» Puntualizzò l’Eterna Fanciulla.
«Non guardate me, io procrastino finché posso, non la voglio tra i piedi, mi mette addosso una tale depressione.» Concluse la Morte.
«Quindi?» Stronfiò Dio.
«Quindi, si rimanda. O hai altre soluzioni, Mister Architetto del Mondo?»
«Dieci giugno, stesso posto, stesso orario.» Borbottò Dio, spazientito. E scomparve in un turbine di luce. E con lui la sedia.
«Come se ci fosse scelta.» Masticò la Vita, asciutta. E si dissolse in un turbine di fiori. E con lei la sedia.
«Ed auguriamoci che per allora non abbia il ciclo.» Sputò la Morte, irritata. E svanì in un turbine di ossa. E con lei la sedia.

Vera Q.

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