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Più di una serie televisiva, più di una storia di fantascienza, più di una covata di inquieti interrogativi sulle intelligenze artificiali e la coscienza di sé, Westworld è una intrigante lezione sulla scrittura, sulla potenza delle trame, su come esse si ribellino ai loro tessitori per scavalcarli nel cimitero di uomini senza nome che è la Storia.

Nessun libro, letto due volte, è lo stesso libro.

E su questo principio ogni personaggio di Westworld brucia in un arco narrativo che si ripete all’infinito, ritornando ogni volta uguale e diverso, spolpato e arricchito dall’usura invisibile dell’eternità.

Le storie sono esche, trappole, cattedrali di parole edificate sull’inganno, e L’inganno diventa lo strumento iniziatico per smascherare la verità.

La bugia è la luce di un faro che illumina la strada verso la conoscenza.
In un processo metanarrativo, lo spettatore può scegliere, esattamente come i personaggi che entrano nel mondo di Westworld, quanto in profondità affondare, a quale livello di scrittura livellarsi prima di godersi lo spettacolo.
Io ho scelto di vedere qualcosa più di una serie televisiva, più di una storia di fantascienza, più di una covata di inquieti interrogativi sull’intelligenza e l’importanza dei ricordi sulla definizione di sé.

L.
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