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L’ULTIMA CENA

Beatrice. Bea, per tutti. O quasi. Le piaceva dire “Chiamami Bea, si mastica solo con le labbra”. Dopodiché liberava una risata equina. Consumato il nitrito, rimetteva in piega il suo caschetto di capelli color grigio topo con entrambe le mani. La testa “fumo di Londra” l’aveva ereditata da sua madre, come a lei, il castano era appassito verso i trent’anni. Ma non ci aveva mai badato a quelle cose lì. Bea veniva da Vega. La sua missione era salvare tutti gli animali del creato dall’appetito mostruoso che spingeva un morso dopo l’altro l’Umanità verso la disfatta. I carnivori erano il male. Andavano veganizzati, o in alternativa, ascritti nome e cognome sul taccuino della Morte. Siamo ciò che mangiamo, e loro mangiavano cadaveri.
Quella sera, Bea, avrebbe partecipato ad una riunione con il tema “nutrire il pianeta”, molto in voga in quel periodo. Mise il vestito buono della domenica, e s’indirizzò verso il luogo dell’appuntamento, accanto al cimitero. La parola d’ordine per scatenare l’inferno, era “carne”. A quel suono avrebbe fatto come il Gladiatore, ma con più sangue. Le riunioni delle associazioni erano di fatto la sua unica forma di vita sociale, ma si presentava comunque corazzata. Ogni debolezza era un cucciolo morto. A nessuno piacciono i cuccioli morti, men che meno alla sua coscienza.
Quando arrivò, era già buio. Le luci del sepolcreto brillavano di tanti occhi arancioni. Pensò che fossero le sigarette dei morti. Che se ne stavano con le gambe a penzoloni sulle lapidi, osservando la strada, mentre di tanto in tanto davano un boccata alla paglia elettrica, accorciandola di una scintilla tra un’eternità e l’altra.

Ad accoglierla fu un uomo vestito di nero. Gentilmente la fece accomodare in una tenda da balera issata per l’occasione, era attaccata al camposanto. All’interno c’erano una sola fila di sedie di plastica. Dirimpetto, un altro uomo vestito di nero. Doveva essere l’oratore. Era altissimo, e calvo. Aveva qualcosa di lugubre. Aveva qualcosa di macabro.
Si accomodarono. Bea contò una decina di persone, compresa lei. Quella riunione non aveva senso.
L’uomo in nero tese entrambe le braccia verso il cielo e disse – Siete stati accuratamente selezionati. La missione è nutrire il pianeta.
Aveva una voce scura, densa, chiusa. Sembrava parlasse dal fondo di una cantina.

Beatrice si sporse dalla fila, cercando di inquadrare con lo sguardo gli altri partecipanti. Tutti sfigati. Disadattati. Persone sole, come lei. Ma il suo pensiero si fermò prima. Decise che era arrivato il momento di alzarsi in piedi e presentarsi. – Salve a tutti, mi chiamo Beatrice. – Disse con fierezza. – Ma voi chiamatemi Bea, si mastica solo con le labbra. – Mitragliò il silenzio con una risata.

Un badile la colpì in testa.

Quando Bea riaprì gli occhi, era sdraiata. Le narici formicolavano frustate dall’odore di terra. Il cervello la prendeva a pugni per uscire, una emicrania pazzesca la restituiva lentamente alla realtà. Aveva la nausea. Intorno a lei, a cerchio, o meglio, a rettangolo, c’erano quegli uomini in nero. Sembravano tutti uguali. Fu a quel punto che capì di essere in una fossa scavata nel terreno, – Cosa succede?- Singhiozzò.
– Vivete troppo – Disse uno degli uomini.
– Lei non ha più nulla da masticare. – Continuò un altro.
– Anche se ci impiega secoli, alla fine riduce il cibo in polvere. – Proseguì il terzo.
– Ha bisogno di carne. – Concluse l’ultimo. – É per questo che vi alleva.
Bea lanciò un urlo straziante. – Perché? – Ululò tra le lacrime. – PERCHÉ?
– Sono le otto – Risposero tutti insieme. – I cimiteri hanno fame.
All’unisono spalancarono le bocche, vomitandole addosso del terriccio, fino a seppellirla.

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Mendicanti d’Autunno è decisamente un libro di Halloween, ma in giro per la rete ci sono altri miei racconti in cui scorre il sangue della strega.
Se avete voglia di leggerli:
La notte del Maiale
137 cose da fare prima di morire
É andata via l’estate

Mendicanti d’Autunno, il mio libro di racconti, invece lo trovate qui.

L.

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