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porte_di_nebbia_by_entropiazero-d93azbc
Quello che segue è un estratto del mio racconto “Pelle di Lupo”. Non è uno di quelli che riscuote più consensi ma è certamente uno dei miei preferiti. Una fiaba fuggita dal bosco che al bosco ritorna, svuotata.
Masticata,
consunta,
stanca,
caduca,
fragile.
Sopravvissuta alle cose, ai fatti del mondo. Una foglia secca incendiata dalla notte.

PELLE DI LUPO

Sally allungò le braccia, delicatamente.
I polpastrelli indagarono con timidezza infantile la superficie fredda della finestra scivolando sul vetro senza produrre alcun rumore.
Si stupì di quella carezza incolore, soffocandola poco prima che si contaminasse con il legno.
Dispiegò i palmi come vele morbide, premendoli senza forza sulla pelle gelida della finestra. Per un istante si scambiarono il calore, con la stessa intimità di due amanti che si sussurrano parole segrete nel cuore della notte; poi, senza poterlo evitare, divorò con il clima del suo corpo la trasparenza sottile del vetro, che andò offuscandosi lentamente in una patina di nebbia umida.
Fuori, inarrestabile, rumoreggiava la tempesta.
Il vento era ovunque, partorito dal ventre buio della sera, dalle profondità tumultuose del cielo. Era un serpente smisurato, eretto da impalpabilità nere e gelide che assediavano il piccolo paese. Si faceva strada con violenza, sfrondando i labirinti di rami autunnali intorno alle case.
Al suo strisciare gli alberi si piegavano, addomesticati, rapiti; estatici ballerini che ondeggiavano annegati in un murmure oscuro.
Un cupo lamento riverberava nelle strade, sferzando i battenti sbrigliati, volteggiando sui coppi per ripiegare nelle arcate che non fossero protette da solide porte, e anche quelle tremavano al suo passaggio come cuccioli nella neve.
Di tanto in tanto un bagliore esplodeva nel cielo, disegnando tra le nubi volti austeri e foschi di antichi Dei.

[…]

L’odore delle sigarette nauseava Sally, inquinava i suoi pensieri, intossicava i suoi vestiti. Quando smetterai con quelle cose, mamma? Le disse senza gentilezza nella voce, mentre spingeva la sedia a rotelle verso il tavolo della cucina.
Dovresti coprire quella vergogna invece che occuparti delle mie sigarette, le rispose la madre, strattonandola per i polsi. Dovresti seppellire quelle cicatrici il più a fondo possibile.
Sally tirò istintivamente le maniche, dilatandole fino ai pollici, nascondendo le due profonde cicatrici verticali che imbrattavano del colore del peccato i suoi polsi.
Io esco, mamma.
Vai a fare la puttana? Le chiese lei.
No. Rispose Sally. Questa sera esco e basta. Concluse, sbattendo la porta dietro di sé.

L.

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