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Eravamo – Tratto da “Dialoghi tra gente perbene”

Non vuoi farlo? Ci sta. Ma ascoltami bene, ti spiegherò perché lo farai.

Quando siamo nati era già finito tutto, consumato.
La grande abbuffata era passata come un uragano sul tavolo delle opportunità e non aveva lasciato nemmeno gli avanzi. Qualcuno ancora si illudeva parlando di grandi occasioni, ma ogni grande occasione che ci finiva tra le mani recitava “ritenta, sarai più fortunato”, e anche la fortuna era finita da un pezzo. Tutto era già stato detto, fatto, pensato. Anche i sogni erano di seconda mano, tiepidi come la tavoletta del cesso dopo che ci aveva cacato l’illuso prima di te. Le stazioni erano piene di gente che non andava da nessuna parte. Una folla in attesa del treno giusto, addestrata da anni di militanza in TV a non lasciarselo sfuggire. Ma i treni, come le carriere, come la felicità, come il futuro, se la ridevano con le ossa al sole ai bordi di un fiume, morto anch’esso nel fiore degli anni. La bellezza era invecchiata male, capace di ispirare solamente una sega ogni tanto negli occhi di chi confondeva la masturbazione con l’amore. Dal cielo venivano notizie sconfortanti, gli angeli avevano detto STOP IMMIGRATI e le buone azioni erano diventate vuoti a perdere.
Eravamo intelligenti, istruiti, con la giusta dose di insofferenza e protagonismo, pronti a cogliere. Purtroppo, come già detto, non restava che il niente. Difficile da afferrare anche per la mano più esperta.
Di una cosa ne avevamo in abbondanza, la consapevolezza. Di quella ce n’era a palate. Si trovava ovunque, una muffa indelebile che fioriva anche nel cuore del più piccolo fallimento. E noi lì, a cercare di raschiarla senza capire che in quel modo le stavamo facendo solo un favore.
La consapevolezza, il nostro Dio vendicativo. Era così tanta ed ingombrante che se ci penso è normale immaginare che la maggior parte di noi abbia fatto di tutto per evaderla. Ridurre ogni problema ad uno: fuggire dai denti della atroce, spietata, consapevolezza.

Adesso versami quella cazzo di birra e lasciami andare.

L.

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