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Sto scrivendo a te,
Fondamentalista nipponico
Idolatra cinefilo
Esaltato in calzamaglia
Invasato intellettuale
Estremista alimentare
Esasperato psicopompo della politica
Terrorista collezionista
Ebbro messia del perbenismo e della correttezza
Pomposo qualunque-cosa-tu-sia

che vivi crocefisso nel fanatismo, aggrovigliato nei dettagli della tua monomania come un leprotto stritolato nel filo spinato. Splendido esempio di analfabetismo funzionale, totalmente incapace di leggere un contesto, di ridere della tua passione, di criticare il tuo mito, di accettare altre opinioni, di capire che qualunque cosa pensi di amare, non ti è stata avvitata nel culo il giorno della tua nascita. Che anche per te, c’è stato un prima. Un prima in cui non nipponeggiavi, in cui guardavi film commerciali doppiati rigorosamente in italiano, in cui il tuo eroe era il tizio che faceva i peti con le ascelle, in cui la summa massima dei tuoi pensieri erano le tette della vicina, in cui ti abbuffavi di carne e di prosciutto, in cui ti esaltavi per il primo coglione che prometteva canne per tutti, in cui l’unica cosa che riuscivi a collezionare con pervicace costanza erano le figure di merda, in cui ti infilavi le dita nel naso e fottevi senza riserbo la merendina del tuo vicino di banco. E adesso perché sei diventato così? Un soldato stolido che ha fatto di una cosa bella come la passione per qualcosa, una terribile arma di disprezzo. Sempre pronto all’intervento, un evangelista che è capace di reclutare unicamente con il morso, con la violenza, con l’irruenta fame di chi ha bisogno dell’approvazione degli altri per approvare se stesso.

Ragioni così: SE TU SBAGLI, ALLORA IO HO RAGIONE. SE TU NON SAI, ALLORA IO SO!

Per questo il tuo puntualizzare è sempre aggressivo, dentato, rabbioso.
Questa filosofia di pensiero che sei convinto di non avere, è la seminale spora radioattiva che alimenta il tuo cervello. Una centrale nucleare di delirante estremismo. Ti basta avere una informazione in più rispetto agli altri, per scavalcare la barricata e caricare a pallettoni il tuo indice accusatorio. Da qualche parte dentro di te, sei convinto che l’opera che veneri, che la filosofia che promuovi, che il libro che adori sia stato scritto solo per te. Per te solo. E nessuno, in fondo, può veramente capirlo, comprenderlo, amarlo come fai tu. Questa è la segreta menzogna che tieni ben seppellita nell’orto a coltivazione intensiva che chiami anima.

Ti sbagli.

E bada bene, che mi sto rivolgendo solo a te, esaltato qualunque, non a chi in modo sano alimenta una passione o uno stile di vita. A te che hai imparato a parlare prima di ascoltare, a scrivere prima che leggere, a te che sei un meschino egoista che vorrebbe replicare se stesso nell’altro. Come un virus. Herpes in missione. La tua visione è un dipinto totalitario di pennellate identiche fabbricate in serie. Immobili simulacri edificati a immagine e somiglianza della tua personale megalomania.

Sei la rovina di quello che divinizzi, perché lo vorresti fisso, immutabile, infallibile, e per questo motivo, morto.

Questo volevo dirti: rilassati.
Amiamo le stesse cose.
Solo che io le metto nel cuore, tu su di un trono senza cuscini.

L.

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