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Si chiama “La Playa”, ma l’unico mare su cui si affaccia è quello squallido della stazione. Dislocati in modo disordinato nella pizzeria ci sono un numero sparuto di pericolosi ottuagenari. Alcuni parlano tra di loro, altri guardano senza alibi una tv spenta e senza ombre, altri ancora fissano semplicemente il muro. Se la storia della gallina vecchia è vera, qua dentro si rischia di ottenere il miglior brodo dell’Universo. Ma purtroppo non è brodo quello che ordino.
Pizza.
E mi arriva un’immangiabile pizza biscottata.
Piccola, bruciata, annegata in un olio ottenuto dalla spremitura delle palle degli angeli.
Appoggio il coltello ma l’impasto non si taglia: crepa. Come i muri dei palazzi dopo un terremoto.
É a questo punto che entra Lui, come l’Uomo Nero di Stephen King. Solo che questo non ha stivali e cappello da cowboy, ma lucide scarpe blu, pantaloni scuri e una candida camicia bianca. La prima frase che declama è “Eccola qui la migliore pizzeria del mondo”.
C’è qualcosa di artificiale nella sua voce, sembra un Ezio Greggio dopo che si è fatto una tirata di elio dai palloncini.
Poi alza il volume e grida “Un mio amico mi chiama e mi dice – Ho la macchina nuova, usciamo in cinquecento? – E io gli rispondo – in cinquecento siamo troppi, al massimo ci stiamo in quattro”.
Una signora ride a bocca aperta, lanciando una grandinata di cibo polverizzato sul tavolino.
Come un toreador alla fine della corrida, sfila sinuoso come una anguilla, lanciando saluti con la mano. In pochi minuti ci regala una barzelletta sui gay, con tanto di movimento pelvico del bacino, tre o quattro battute sessiste sulla stolida mentalità delle donne e infine si aggancia alla massima popolare che vede protagonisti i pompini e le bocche sapienti dei travestiti.
Dio ha preso il Drive-In e lo ha trasformato in LUI.
Non ha pensieri, ha storielle.
Non ha una vita, ha un aneddoto.
Come se avesse un paninaro in corpo, di tanto in tanto si alza, mima, “TAAAK”, il suo intercalare anni ’80 è una ipnotica formula magica per questi anziani. A fine serata lo seguiranno danzando come il pifferaio di Hamelin (verso Cortina).
Hanno distillato i Vanzina e glieli hanno soffiati nel cervello.
Non gli sento dire una sola cosa da essere Umano. Non ha emozioni, non ha nulla se non le sue barzellette, TAAAK, e il bacino che mima una scopata.
Schiocca le dita, fa l’occhiolino. Ride. Ridono con lui, le dentiere.
Giurerei di avergli anche sentito uscire “Libidine, doppia libidine… libidine coi fiocchi”
Lo guardo e vedo che ha più o meno la mia età.
Qual è il momento in cui nella linea della vita si smette di essere segno e si diventa macchia?
Decido di farla finita. Azzanno la pizza e spero che mi entri in circolo il più velocemente possibile. Tossisco. Forse ci siamo… è andata. Forse…
TAAAK
’80 never dies…

L.

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