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Cari, care,
ci siamo.
Life sta per venire alla luce.
Devo soltanto preparare il .mobi.
E “soltanto” è una parolona: imprecherò come ogni volta, la tecnologia mi odia.
Prometto di non covare troppo a lungo.
Frattanto, vi propino un piccolissimo estratto.

Life, di Vera Q.

1. Ore sedici

In questo viaggio casuale chiamato Vita ci esibiamo in continue capriole così da distrarci dall’unica, fatale, caduta alla quale nessun gesso potrà porre rimedio.

Benché non fosse la prima volta che vi andasse, soltanto quel pomeriggio Norman notò, all’ingresso del parco, la bancarella di dolciumi.
Lo spiazzo di pertinenza era ombreggiato da un grande parasole sgargiante: un arcobaleno di tessuto. Violento, addirittura accecante. Una mezzaluna di flessuose stecche di legno sotto alle quali, a mo’ di salumi, penzolavano leccornie di ogni genere.
E il banco sottostante, rivestito con una cerata a fiori d’epoca antidiluviana, traboccava di ghiottonerie: macarons, chaussons aux pommes, chouquettes, bibite. Un’esplosione calorica e variopinta.
La dolcezza saturava il circondario. E si propagava, e sfidava l’atmosfera diffondendo l’appetito. Gli effluvi paradisiaci distendevano i loro artigli taglienti pronti a ghermire gargarozzi. L’acquolina. La Fame.
Un uomo anziano, al centro del soave Precipizio, ben vestito, dagli occhi e i capelli grigi, e seduto su uno sgangherato sgabello di legno, attendeva che i bambini, frusti dal gioco incessante, morissero di sete. Allora sarebbe divenuto il loro Salvatore e, con l’esborso di pochi spiccioli, li avrebbe sommersi di succhi zuccherini. L’Abisso del Diabete.
Una fine ben più crudele dell’arsura.
Erano quasi le sedici ma Norman, attratto dal Paese dei Balocchi, si lasciò sedurre dal cocco a fette.
Sicché si avvicinò di gran carriera alla cascatella briosa nella quale i frutti a pezzi, color del marmo e del cioccolato, nuotavano. Un placido idromassaggio. Un angoletto dal sapore tropicale.
«Tre!» travolse il vecchio puntando l’indice con precisione su specifici bocconi prelibati. Quelli più carnosi.
«Cinque euro» sigillò monocorde il commerciante.
E non ci fu alcuno scambio di sguardi tra i due. Il primo interessato ad imbottire lo stomaco, il secondo a riempire il portafogli.
«Non l’ho mai vista qui» aggiunse Norman in un francese stiracchiato. Il timbro compiacente, e con l’unico scopo di non sorprendersi smemorato. Eppure, la sola risposta in replica fu un grugnito di pancia. Un borbottio viscerale, e ben poco amichevole.
E in quel momento la strana coppia si squadrò.

Vera Q.

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