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Ricordo di essermi voltato, lui aveva detto – vieni nel vicolo che ti accoltello -, io gli ho risposto – Vaffanculo – e mi sono girato. Poi un pugno mi ha colpito alla nuca. Il mondo è diventato nero in un istante e sono caduto a terra, un aquilone senza più vento. A quel punto una grandinata di calci mi ha travolto (andavano di moda gli anfibi). Quando mi sono rialzato, il naso era un rubinetto di sangue che avvampava di un rubino acceso il primo (e ultimo) maglione bianco che ho indossato nella mia vita. Da un occhio non ci vedevo, era un estraneo velato di rosso. La narice destra era andata, non respiravo e non respiro più. Adesso c’è una diga di cartilagine che sbarra la strada all’aria. Avevo dodici anni, la persona che mi ha pestato ne aveva 18, si è incazzata perché parlavo di cinema con un mio amico. Un’altra cosa che ricordo è la vigilessa del paese, che in borghese si stava prendendo un caffè sui tavolini seminati sulla piazza. Con un gesto eroico della testa si è voltata dall’altra parte, dicendo in questo modo “NO” alla violenza.
Probabilmente me la sono cercata. Mai parlare di cinema in pubblico.

Quando avviene una tragedia come quella accaduta ieri a Parigi, nella redazione di Charlie Hebdo, le opinioni si dividono. Ci sono quelli che strumentalizzano i fatti per far avanzare in classifica le proprie convinzioni, ci sono quelli che seguono l’onda dei sentimenti, e poi ci sono “i cercatori di morte”, quelli che dal fondo della loro morale esclamano: se la sono cercata.
I cercatori di morte sono molti, sono ovunque, a volte siamo noi stessi.
Il cercatore di morte non risponde alle regole della civiltà che tutti conosciamo, lui vive ad un livello più basso, dove sono altre le regole che vanno rispettate. Considera sé stesso come un maestro di virtù, un sacro custode delle leggi, e ogni azione che si allontana dalle proprie credenze, viene giustamente punita dal destino.

Vai in giro in minigonna? Te lo sei cercato lo stupro.
Vai ad una manifestazione? Te le sei cercate le botte.
Vai a fare il volontario in Siria? Te lo sei cercato il rapimento.
Vai a fare uno sciopero? Te lo sei cercato il licenziamento.
Vai a scalare una montagna? Te lo sei cercato il morso affilato delle rocce.
Vai a fare lo spiritoso? Te la sei cercata la morte.
Come se una qualunque di queste cose fosse come camminare nudi nella neve: te lo sei cercato il raffreddore. Ma esercitare un diritto, vivere una diversità, donarsi agli altri, non è come uscire coi capelli bagnati dalla doccia, non è come tirare la giacchetta alla sfortuna.
Quella del cercatore di morte è una mente rinchiusa nella paura, nella convinzione che la strategia del soprammobile sia il miglior modo di affrontare la vita. Per il cercatore di morte non esiste il futuro, non esistono i cambiamenti, non esiste l’altro, esiste solo un marcescente “adesso”, depurato di ogni domani. Il cercatore di morte è bigotto, chiuso, limitato. Percepisce il mondo solo dal suo punto di vista, solitamente appuntato su di una poltrona. Il cercatore di morte è più che un saggio consigliere, è il paradigma di tutto ciò che è santo e giusto nell’Universo.
E’ fermo come la sua morale su di una intransigente meschinità. Immobile, appunto, come una cacca di cane in mezzo alla strada, che ironicamente presto o tardi verrà pestata, (e verrà pestata), ma anche in quel caso, qualcuno come lui punterà un dito e dirà semplicemente:
te la sei cercata.

Mai confondere il respiro con la vita.

L.

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