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Un piccolo e parziale resoconto della mia presenza al Torino Horror Film Fest, dove ho presentato (velocemente e senza vittime) il libro.

Giorno 1

Hotel due stelle, cinese. Sin Ti Ah. Ma lui, Cheung, lo chiama Cinzia. Quando arrivo alle 23.00, fuori è pieno di puttane. Un esercito in giarrettiera e chiappe al vento che si fanno pizzicare il culo dal freddo dell’autunno. Due di loro entrano nella Hall, che nella fattispecie è un ristorante Cinese, e una dice – Cheung, amore mio -. Cheung sorride e gli prepara due caffè, e io penso che forse quello è un albergo a ore, e cazzo dovevo portarmi tuta da sub per le coperte e tappi per le orecchie.
Niente albergo ad ore, ma il posto è comunque un cesso. Sembra l’hotel di Shining nella versione da due stelle. Poi guardo fuori dalla finestra, e l’insegna al neon con i caratteri orientali mi ricorda le Chungking Mansions di Hong Kong Express, e allora l’Universo si riallinea e finalmente posso dormire.

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Giorno 2

Cheung del Sin TI Ah Hotel dice che chiude a mezzanotte. Come nelle fiabe la saracinesca della Hall, che è soprattutto un ristorante cinese, scenderà al dodicesimo rintocco. Niente proroghe e niente sconti. Aggiunge di non preoccuparci, perché nascosto nel muro c’è un piccolo bottone nero collegato direttamente al suo cervello. – schiacciate il bottone nero e vi aprirò.- annuncia. – nero, non bianco! Bottone nero!-. E cazzo, quando sono le 4 del mattino ed è ora di rientrare, ci sono veramente due pulsanti Black&White, la versione orientale di matrix. La voglia di pigiare quello bianco è forte, ma l’equilibrio delle cose si basa su prove come questa, sulla fiducia Cheung-ospite. Scegliamo il nero. Un suono lugubre e squillante risuona nel palazzo come una scossa elettrica. Un secondo e la porta si apre. Bravo Cheung! Poi lo vediamo con un materassino di fortuna dormire nel gabbiotto. La sirena del campanello puntata come una baionetta sulla sua testa. ( Hai bestemmiato in cinese Cheung? Perché io non ti ho sentito) Ci saluta e ci augura buona notte, anche se della notte è rimasto ben poco. Alle nove e mezza lo ritroveremo nella Hall-ristorante-cinese a preparare caffè. Cheung che è scappato dalla Cina per non vivere come uno schiavo, e adesso si gode il suo turno otto-mezzanotte, e mezzanotte otto su di un materasso di fortuna, con un campanello che gli strilla direttamente nel cervello.

L.

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