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1 – Prendete qualcosa di bello, e poi fatelo a pezzi.
Regola uno del manuale distruzioni per il citazionismo su Facebook.

La questione è semplice, qualcuno deve pur cominciare. Quindi un un eroico pioniere si deve gettare alla carica in qualche biblioteca selvaggia per acchiappare al lazo la preda giusta. Di solito un capo con inchiostro pesante, che sono sempre i migliori, un classico della citazione, insomma. Dopo averlo catturato ed esibito come un grasso trofeo da caccia, lo si trascina nella stanza bianca, quella con i tombini di scolo sul pavimento. Non importa quanto appaia inerte, è pur sempre un libro, soffierà e cercherà di divincolarsi dalla presa in cerca della salvezza. Ha ali, tentacoli e poteri mentali. Proverà nuove strade, ma quello che bisogna fare è piantargli la pistola captiva sul titolo e sparare.
Dopo averlo reso un inoffensivo parallelepipedo di inchiostro e carta, va smembrato per poter rovistare più facilmente tra le sue viscere in cerca di qualcosa di luccicante.

2 – Se ti senti più intelligente dopo averla postata, allora è l’ec-citazione giusta.
Viagra per il cervello, anche se più che altro è barare sulle dimensioni, ma è comunque una soddisfazione sentire quella sensazione di vertigine che fa schizzare l’autostima verso il cielo. La cosa importante è fermarsi alle apparenze. Infatti così com’è non va bene. La citazione va migliorata, va abbellita, va incorniciata in una foto, magari
scritta su fondo panna in stile pergamena
scritta bianca su fondo nero con logo identificativo
scritta gialla su tramonto
scritta nera abbellita di cuoricini infartati di porpora e stelline
Un Andy Warhol con un chiodo nel cervello non saprebbe far di meglio.
Ricapitolando: catturata, macellata, incorniciata, pronta per la clonazione.

3 – Ho fatto una clonazione colta.
C’è scritto condividi, ma non si condivide nulla. Quello che facciamo è indossare un camice bianco da scienziato pazzo e pigiare sul tasto clona, mentre le ombre si agitano come fiamme sulla nostra faccia lambendo occhi sgranati e folli.
E i cloni, si sa, invecchiano più in fretta e di conseguenza muoiono prima. Il tempo di vederli scivolare lentamente verso la morte che li attende a falce tesa sul fondo della bacheca facebook.
Un tempo era un romanzo, mi verrebbe da dire. Ma a volte cloniamo così, per il gusto dell’ec-citazione, senza nemmeno sapere chi fosse prima di divenire una lente di ingrandimento per il cervello.

A volte, guardando queste pareti di parole tranciate a caso, ho l’impressione di trovarmi davanti ad una macelleria, dove facebook fa la parte del tritacarne. Divulgazione senza conoscenza, pensieri apparecchiati per la tavola internet, brevi ed efficaci, come se un libro non fosse una persona, con molto altro da dire. CitaClonare per illuminarsi bruciando un brandello di eternità. Mostruoso. Ecco, personalmente non ho nulla contro le citazioni, gli aforismi. Mi piacciono, ma hanno un senso se inquadrate in un discorso, se disciolte in una situazione. Vivono se chi le evoca sa di cosa sta parlando. Citare un libro che non si ha mai letto è contribuire al niente, è la minimalizzazione del pensiero, è un contributo significativo al processo di espansione dell’universo.

Qualcuno potrebbe asserire che: ma lui lo ha detto meglio di me.
Molto probabile, ma se non ci si vuole ritrovare con un acume Frankenstein. ogni tanto è anche bello dire le cose peggio di un altro.

Cogito ergo sum.

Citatemi pure. (ma non in giudizio)

L.

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