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Non posso dire di non aver avuto un sussulto quando aprendo gli occhi ho visto lei, la Morte. Eppure, ci eravamo lasciati diversi anni prima, da persone civili, come si dice.
Niente urla, accuse, strepiti, ripicche, crimini da appiccicare come francobolli sulle azioni dell’altro.
E’ colpa tua! – Mai detto.
Perché mi hai fatto questo?- Mai pensato.
Sei un mostro! – Mai.
Era andata nel modo più tranquillo possibile, civile, appunto.
Lei mi aveva mollato portando con sé tutto quello che le spettava, lasciandomi lì, buttato tra le felci costeggianti il fiume come l’ultimo degli stronzi, stroncato da un infarto mentre facevo jogging serale prima della mia appetitosa insalata di lattughino e noci.
Incollata sul tramonto era sbiadita nei miei occhi come l’ombra di un ombra, come un miraggio. Non si era voltata mai, nemmeno l’accenno di un ripensamento. Eppure ricordo di aver pianto, ed ogni lacrima per me era come un macigno che prendeva a pugni il mondo, ma forse già molto prima di allora il mio mondo e il suo erano due pianeti completamente diversi. Succede.
Ancora prima di spegnermi sentivo di non provare rancore, avevo accettato la cosa, ma è stata comunque dura.
Gli anni a seguire furono un vero e proprio inferno. Letteralmente.
Lussuria.
Accidia.
Ira.
Gola,
e una languida passione per il rock’n roll mi avevano inchiodato alla sbarra degli imputati. Anche se non ero stato né più né meno peccatore di un qualunque altro uomo del mio quartiere, a quanto pare le tabelle di valutazione non avevano subito grandi cambiamenti negli ultimi duemila anni.
Sentenza: Inferno.
Laggiù era pieno di gente incazzata, impossibile scontare la pena in tranquillità. Ogni occasione era buona per scatenare una frustata, uno sciame di calabroni affamati, un’eviscerazione, una lettura dei promessi sposi.
Non conservo buoni ricordi di Inferno, è peggio di quello che dicono.
Poi oggi arriva il figlio del capo e annuncia che il tormento è finito, che lui ha una visione diversa della gestione del sottosuolo, che è il momento di espandersi. E’ uno di larghe vedute, giovane ed ambizioso. Così con un colpo di coda apre le botole sotto le nostre tombe rivelandoci che è finalmente giunta l’ora per gli zombie. Miliardi di corde si srotolano dall’alto, esattamente dal fondo dei nostri sepolcri fin sopra le nostre teste. Non dobbiamo fare altro che risalire, come tanti salmoni infernali.
Intravedo la possibilità di rifarmi una vita, e così risalgo. Riconquisto il diritto ad esistere un centimetro alla volta.
Quando mi risveglio nella bara ho gli occhi sigillati dalla sabbia, è stato un lungo sonno. Allungo le braccia e frantumo il legno, la terra si fa da parte, quasi ad evitarmi. Sono un abominio, lo so. Ma le seconde occasioni vanno prese al volo, se la tua vita è un cesso non puoi lamentarti se ogni tanto ti ritrovi sporco di merda.
Riconquisto il cielo, apro gli occhi ed ho un sussulto. Lei è qui.
Sarà un fiore nero e marcio, ma il cuore mi si spezza in due, ancora. La Morte non è sola, è con un altro uomo, e questo mi fa male. E’ necessario essere così crudeli? Ci eravamo lasciati così bene. Faccio appena in tempo ad emettere un grugnito che il tizio mi piazza il freddo bacio di una canna di fucile proprio sulla fronte.
Odio Romero. Una volta mi piacevano i suoi film, ma adesso è solo fuga di notizie.
La Morte è dietro di lui, la osservo da un panorama di nostalgia misto rabbia.
Da un momento all’altro mi aspetto di vedere Viktor, il mio vicino di cimitero, saltare al collo di questo bastardo per strappargli con un morso la giugulare. Un autunno di sangue sta per esplodere sulla mia rinascita.
Morto bagnato, morto fortunato.
Anche se questo fatto increscioso sarà propedeutico al mio cambiamento, resta comunque l’amarezza di vederla con un altro uomo. Maledetta gelosia. Sarò uno di quei fottuti zombie tristi che ciondolano per le strade senza la grinta di un vero azzannatore.
Con ogni probabilità qualcuno mi tirerà sotto con un’auto impazzita senza nemmeno concedermi la possibilità di una scena madre.
Ci scambiamo degli sguardi ostili per qualche secondo, io e lui, ma proprio nella nota più acuta della suspense comprendo che la moglie di Viktor ha poi deciso per la cremazione, e questi sono cazzi.
Click.
Il cane del fucile si alza.
Sorrido.
Vorrei dirle che sono felice di sapere che è venuta per me e non per lui, che ho capito che è il suo modo di dirmi addio.
C’è ancora una possibilità per noi?
Ma il proiettile è più veloce di ogni parola, di ogni sguardo, di ogni speranza, di ogni addio, questa volta non la vedrò andar via.
Boom.
Disse il fucile.
Boom.

 

L.

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