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Mi osserva.

La osservo.

Ci guardiamo muti.

Ogni tanto piega la testa lanciando uno sguardo all’erba, alle primule, ai rovi, a qualche rondine che riga il cielo sopra Lei, ma poi inevitabilmente i suoi occhi azzurri tornano su di me.
Da come accarezza con le sue mani le piante direi che le piace la natura. Bene.

Vorrei poterle dire che è bellissima, ma non posso.

Sono muto.
Sono paralizzato.

Allora concentro il pensiero cercando di farlo entrare nella sua mente come il mare che entra in una conchiglia.

Sono muto. Ripeto.
Sono paralizzato.
Se mi ferisci sanguino.

Amami, come ami il resto della natura.
Come per magia la vedo escludere ogni mondo per concentrarsi su di me. Si avvicina, si protende nella mia direzione. Mi abbraccia con le sue mani. La sento. Non posso muovermi ma la sento. Le sue labbra si fanno sempre più prossime al mio rossore, al mio muto imbarazzo.

Sono muto. Ripeto.
Sono paralizzato. Penso.
Se mi ferisci sanguino. Sibilo.
Sono un pomodoro. Dico. E tu sei bellissima.
Sono abituato agli incarnati, ogni tanto passa una volpe, un cane randagio, qualche bambino. Una volta un gatto mi ha dato una leccata ruvida, era di prima mattina.
Amami, insisto, come ami il resto della natura.
Lei mi sorride, troppo.
Cazzo.
Una vegetariana.

L.

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