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Un racconto tratto dal mio libro Mendicanti d’Autunno:
Non è amore

Ti amo. le dico. Ti ho amato, e ti amerò sempre.
Lei mi fissa con gli occhi sgranati come se non mi avesse conosciuto mai, come si fissa qualcuno che entra senza preavviso in una stanza.
Dalle mie dita in metallo scuro parte una fiammata, rovescio nell’aria un proiettile che galleggia invisibile allo sguardo e che tragicamente si schianta nel cuore, il suo.
Lei accenna un movimento di danza, al rallentatore, uno di quei balli latini caldi e provocanti, solleva le mani e gira di poco il bacino mentre i capelli neri e mossi sferzano l’aria, ma fa solo un passo, poi smette, bruscamente, precipitando al suolo. Un gabbiano senza più ali.
Sei un vaso rotto. Le dico.
Sei un filo tagliato. Le dico.
Sei un palloncino che ha esalato l’anima. Le dico.
I suoi occhi si spengono come si spegne la luce delle finestre quando viene il tramonto. Non mi risponde e l’ultima cosa che ricorderò di lei è quel passo di danza spezzato.
Da dietro la parete emerge Mezzanotte, il mio socio.
Che cazzo hai combinato? Mi dice.
Ti sei rincoglionito? Mi dice.
Perchèccazzo l’hai ammazzata? Mi dice.
Io ringuaino la pistola dentro la tasca, è rovente, è una cannuccia che ha succhiato tutto il calore dal suo corpo per un breve istante di celebrità, per un bacio tra il cane e l’innesco.
Perché non mi ama. Rispondo.
Perché non mi ha mai amato. Rispondo.
Perché non mi avrebbe amato mai. Rispondo.
Mezzanotte è uno pratico, non lo capisce l’amore. Per lui esistono solo le scopate “con” e quelle “senza” processo. Di solito “senza”, ma di tanto in tanto le puttane alzano i prezzi e lui è uno di quelli che esce di casa con i soldi contati.
Ma se nemmeno la conoscevi questa! Mi dice, mentre delicatamente le tira un calcetto con i suoi anfibi da avanzo anni ottanta numero quarantatré. Lei non si lamenta, lei non dice nulla.
Tra le mani, Mezzanotte, trascina un sacco di juta come quelli che si vedono sui vagoni dei vecchi film western, come quelli che contengono i pacchi di soldi nei cartoni animati, come quelli che usano come vestiti i comici che non fanno ridere quando rimangono nudi.
Ci avevano detto che non c’era nessuno in casa. Mi dice. Che era una cosa facile.
Due quadri senza valore, posate in argento, un iPad nero satinato con inciso un nome, Lula, nove paia di orecchini, tre anelli, due collane in oro, tre collane in argento, un completino intimo nero, una macchina fotografica digitale compatta.
Un bottino scarso. Mi dice, poi abbassa lo sguardo sul corpo della donna valutando se sia ancora abbastanza caldo.
Perché l’hai ammazzata? Ha provato a chiamare gli sbirri? Mi domanda di nuovo.
Perché non mi amava. Gli rispondo laconico.
Allora, cazzo, la conoscevi. Mi dice.
Tu non capisci. Gli dico. Io sono un uomo romantico. Non potrei uccidere per qualcosa diverso dall’amore. Tu credi che per il semplice motivo che siamo qui, ora, con quel sacco di juta mezzo pieno di cianfrusaglie e refurtiva, solo per questo, che i ladri siamo noi?

Mezzanotte scuote la testa, non capisce. Il pragmatismo che lo possiede si fa stretto intorno al suo cervello filtrando ogni pensiero come un setaccio.
Non siamo NOI i ladri. Gli dico Questa donna mi aveva depredato di tutto, lasciandomi qui, arido e senza il suo amore.
La conoscevi, cazzo, la conoscevi. Mi dice.
È bellissima, guardala. Gli dico. Lei è quella che non ho rimorchiato in quella discoteca per fighetti fuori Roma, quando era ubriaca e senza più soldi, e io uno scoglio laconico appollaiato sullo sgabello, con tanti bicchieri vuoti nel mio futuro. È quella che non ho urtato per sbaglio al supermercato e che ancora aveva addosso il mio odore da uomo del fato. Lei è quella che non ho invitato sotto la pioggia a venire da me ad asciugarsi, a bere una cosa, a dirmi quanto era speciale. Lei è quella che non mi ha fatto svegliare in piena notte come se qualcuno pronunciando il suo nome mi avesse stretto le budella in una morsa di vertigine e paura. Lei è quella che non mi ha mai detto “Ti amo” rovesciando le sue labbra nelle mie sussurrandomi ‘oggi e per sempre’.
Mezzanotte abbandona il sacco di juta per grattarsi con entrambe le mani la faccia. Non capisce, non ascolta.
La conoscevi o non la conoscevi? Mi dice.
Non la conoscevo. Gli dico. Non l’ho mai vista. Eppure, guarda, guarda di quante cose mi ha derubato.

L.

 

 

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