Tag

, , , , , , , , , ,

Abitare in un remoto paese nel nulla, presenta vantaggi.
Campagna, silenzio, insetti che credevo estinti e bar incastonati nel niente.
Insospettabili.
E lì, si gioca carte.
Carte e vino.
Carte, vino ed anziani.
Io adoro i vecchi.
Vecchio.
Suona così solido, saggio.
I vecchi raccontano quelle loro storie romanzate con l’ardore di chi ha vissuto.
Esperienze, il più delle volte, davvero interessanti.
Una vita spesa davvero, e scontrino fiscale manifesto.
La tradizione, ciò che sono le mie radici, la mia evoluzione, questo è un vecchio.
Certo, la senescenza comporta l’autunno del fisico e della mente, il corpo, d’altronde, si prepara al riposo.
E no, non deve essere facile accettare il decadimento: la fatica delle piccole cose quando in gioventù, quello stesso impegno, era riservato solo per gli eventi eccezionali. Ora è complesso persino scendere le scale.
Comprendo, dunque, l’idea di tentare sempre l’autosufficienza, la appoggio.
Però, adorabile vecchino, la fissazione di guidare ancora l’apino con sopra ogni ben di Dio, deve rimanere un pensiero carezzevole, nostalgico, non una tragica realtà.
I 10 km orari, no.
In centro strada, nemmeno.
Sbandando, tra l’altro. Una serpentina casuale.
Ti ho sorpassato incredula.
Il tuo datato motocarro azzurro traballava. Le ruote, gravate dal peso insostenbile, piangevano desiderose di una fine rapida.
Ti ho guardato incredula.
Avevi il viso mangiato dal sole, rughe scavate, grosse come dita.
Un cappellino, immancabile.
Ed una sigaretta in bocca. Un Jigen de noantri.
Ti sei voltato un solo istante osservandomi, ma i tuoi occhi piccoli come semi di zucca, subito, sono tornati al parabrezza.
Come non amarti?
Temendo mi speronassi, ho dato gas.
E lì, sul rombo incontenibile della mia panda d’antiquariato, mi sono vista vecchia.
Ottantenne sul mio apino stracarico mentre sbircio l’ennesima auto che mi supera e vengo trapanata da occhi sbigottiti che m’invitano a passatempi più cauti, quali dar da mangiare ai piccioni nel parco.
Penso alle mie ipotetiche giornate, domandandomi se avrò quel briciolo di salute tale da farmi salutare con dignità questo stupido mondo.
Ed, improvvisamente, comprendo davvero, appoggio davvero e caldeggio davvero la cocciutaggine dei vecchi, il loro ostinarsi a volere vivere.
Le loro repliche secche, la difficoltà di far coesistere malanni e spirito.
Prendere dall’istante il più possibile, trattenerlo finchè non fa male.
Se non è filosofia questa.
E voglio strafare, pianifico la mia radiosa primavera al contrario.
Le mie ore da leone, sprezzanti, ma giudiziose. Impulsive, ma ponderate.
Equilibrio.
Criterio.
Saggezza, insomma. L’unico vantaggio dell’età avanzata che mi rende vincente.
Follia e pacatezza alternate.
Non voglio marcire davanti alla televisione accesa, io.
Voglio essere come questo singolare, eroico, attempato guidatore di motocarro, e mantenermi, finché ne avrò la possibilità, attiva.
Lunedì dottore.
Martedì riposo.
Mercoledì circolo ricreativo.
Giovedì riposo.
Venerdì ritrovo di amici.
Sabato riposo.
E domenica gelatino!
Coraggiosa ed insolente.
Tanto lunedì si va dal dottore…

Vera Q.

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: L’Altro

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: Io sono morto

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: 2017 A.D.

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: La scatola di cioccolatini di Silvia… (e di altre crudeltà)

Annunci