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Tappeto rosso, sguardi estatici, flash che incendiano la notte, tutto per lei, il cinema, la gran signora. Gli atomi che la descrivono sono imbanditi su di una tavola periodica che ha come suo primo elemento il dollaro, e da uno a un milione c’è poca differenza, perché il denaro è la sua benzina, il suo sangue, le ossa su cui sono modellate le sue curve perfette. Non guardatela con diniego, la gran signora, perché i soldi sono l’erba verde su cui vengono a brucare gli artisti, gli scenografi, gli scrittori, i sognatori, gli ingegneri, i fotografi, i fannulloni, gli eccentrici di ogni angolo sperduto del mondo in cerca di successo. Su quelle forme rigorosamente false, ci si sono allattati Hitchcock, Brando, Welles e Chuck Norris con la stessa fame, la stessa forza. E se pensate che sono tutti venduti tranne il vostro mito, che è l’unico che si è fatto una cavalcata per la gloria, non fatevene una colpa, è così la gran signora, quando racconta una balla, impossibile non darle retta, perché lei ha una faccia per ogni specchio e uno specchio per ogni allodola.

E’ magnetica, è sporca, è sofisticata, è alternativa, è convenzionale, è onirica, è volgare, è come tu mi vuoi. Ce n’è per tutti i gusti, per tutti gli stomaci e i palati. Le cellule che la rendono viva e scalpitante si chiamano stelle, perché come le stelle sono splendenti e inarrivabili, e come le stelle a loro tocca il firmamento, e a noi alzare il capo verso l’alto per ammirarle, come tante vacche che guardano incantante i treni di celluloide nei quali sono incastonate.

Eccola, la gran signora, e proprio quando ci si convince che è tutta guardare ma non toccare, che ci si può fare un giro solo con gli occhi, la vediamo uscire di soppiatto dalla porta di servizio del bottegaio, la vediamo farsi corteggiare dalla pubblicità, la vediamo sorridere compiaciuta al rosa antico di un prosciutto, al grigio metallico di una automobile, con la faccia stanca di Harrison Ford, con la parlata incerta di Dustin Hoffman, con la sconfitta totale di 007.

Non importa quanto grande sia la stella, Anche Federico Fellini si è concesso ad una banca con Anna Falchi e Paolo Villaggio, anche Wong Kar-Wai si è appisolato all’ombra di una macchina, nell’ambizioso progetto di BMW, The Hire, che tra gli altri ha coinvolto John Frankenheimer, Ang Lee, John Woo e Tony Scott. E che dire del povero Sylvester Stallone, protagonista di uno spot che è la parodia della parodia di se stesso, Bubi. La gran signora, quando deve dare, da’, senza freni. Tanto da riesumare dalla tomba Marlon Brando, riciclato postumo come una lattina che diventa il mattone di una casa. E tutte le statuarie attrici che usano il loro corpo come altare per gioielli e occhiali scuri?
Niente panico.
Niente rabbia.

Questa è la gran signora, il cinema, c’è sempre un prezzo da pagare per ammirarla. E così, quando le sue stelle brillano nel cielo, non serve a niente chiedersi dove siano, le coordinate stellari si sostituiscono con quelle bancarie, perché se volete farvi una sveltina con lei, più che dove, la parola magica diventa: quanto?

L.

Questo pezzo l’ho scritto come cappello introduttivo alla trasmissione radiofonica che si occupa di cinema, Cinemex, che va in onda su RadioVillageNetwork

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