Tag

, , , , , , ,

E’ dura, perché la vita non fa sconti. Soprattutto quando porti il peso del ruolo principale, quando sei il protagonista e la pagnotta ha un prezzo sempre troppo alto. A volte te la godi, ti fai quattro risate, ti capita anche di rimorchiare, ma per lo più è una lunga corsa dove tutto quello che ti può accadere, accade. La ruota del fato gira e tu sei sempre il tacchino nel giorno del ringraziamento. Ma che vuoi farci? Questa è fiction, e nella fiction al protagonista deve incessantemente accadere qualcosa perché possa raccogliere applausi e ortaggi dal suo pubblico. E proprio dopo tutta la fatica, dopo il sudore, dopo la sfortuna e la fortuna e tutto quello che gli sceneggiatori ti hanno caricato sulle spalle, ecco che il riflettore del successo si accende come un caldo raggio di sole, questo è amore baby, ma non fa in tempo ad accarezzarti che entra in scena lui, il Fonzie, e con un sorriso e una alzata di pollici si prende tutto quello che c’è da prendere: applausi, ortaggi, e il bacio del destino senza versare nemmeno una goccia di sudore.

E’ dura, è così che va la vita, comparsa o protagonista ha poca importanza, perché quando arriva il Fonzie la scena è tutta sua. Gli basta poco per incendiare i cuori. Possono essere i due pollici ipertrofici di Arthur Herbert Fonzarelli, o la risata fastidiosa di Karen Walker in Will & Grace, oppure i modi strampalati di Jack Sparrow ne “ Pirati dei caraibi”, o ancora le infinite volgarità di Randal in Clerks, ma quando la sindrome di Fonzie colpisce, non c’è capitano Kirk che tenga, avrai anche il comando della nave, James, ma i followers sono tutti su Vulcano. Agitarsi non serve a nulla, è come con le sabbie mobili, muoversi può solo peggiorare la situazione. E così il protagonista diventa un Re di pezza, un fantoccio che rimane in vita alimentato dall’energia sprigionata dalla spalla in seconda. Cosa sarebbe How I Met Your Mother senza Barnabus “Barney” Stinson? Quanto ci avrebbero messo i ragazzi di Big Bang Theory a fare solo Biiiig Baaaag senza Sheldon Lee Cooper? Quante mazzate sarebbero toccate al povero Calabrone Verde senza il suo fido Kato? Il Fonzie è il brivido che ti fa fare un’ora di fila per trenta secondi di montagne russe, è il bigliettino che ti fa ingollare quegli orrendi biscotti della fortuna al ristorante cinese, è la cameriera carina che ti fa tornare a bere quel caffè amaro come la morte e costoso come la vita in quel bar a trenta chilometri da casa tua.

Ma nonostante questo è dura, anche se sei un Fonzie. Perché se Wolverine, Hannibal Lecter, e Jack Sparrow ce l’hanno fatta, togliersi quel giubbotto di pelle o levarsi quelle orecchie a punta può diventare un’impresa alla missione impossibile. Come per Henry Franklin Winkle, che oltre a interpretare Fonzie e il preside della scuola di Scream, si è ritrovato a girare “Un piedipiatti e mezzo” con Burt Reynolds e un paio di puntate di “Sabrina vita da strega”, a discapito del povero Ricky Cunningham, che Fonzie non era, e che invece ha firmato pellicole come Splash una sirenetta a Manhattan, Cocoon, Cuori ribelli, Apollo 13, A Beautiful Mind, Willow, Il codice Da Vinci e Angeli e demoni, tanto per dirne un paio.

E allora fai, Fonzie, a danno di tutta la fatica, le disgrazie, le intricate vicende che hanno trascinato come una corda il protagonista prenditi tutta la scena, tutto il clamore, tutto quello che puoi, perché l’amore che il pubblico ti rovescerà addosso si trasformerà presto in bollente ambra trasparente, pronta a fossilizzarti come la zanza di Jurassic Parck, una supposta trasparente verso il futuro. Fonzie si nasce,
ma soprattutto,
da Fonzie si muore.


L.

Questo pezzo l’ho scritto come cappello introduttivo alla trasmissione radiofonica che si occupa di cinema, Cinemex, che va in onda su RadioVillageNetwork

 

 

Compra Mendicanti d’autunno su Amazon

Compra Mendicanti d’autunno su dbooks.it

Annunci