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Questo pezzo l’ho scritto come cappello introduttivo alla trasmissione radiofonica che si occupa di cinema, Cinemex, che va in onda su RadioVillageNetwork

In principio fu “Pong”, due barre bianche e una pallina quadrata che rimbalzava da una parte all’altra dello schermo senza troppe sciccherie. Catartico, catodico, difatti girava su di un Tv, ma per i videogiochi il cinema era ancora un traguardo lontano. Riprovaci ancora, Pong! Certo, possiamo dire che nei viziosi anni ’80 qualche limonata tra i due mondi ci sia stato, in un decennio dissoluto e licenzioso i confini si facevano più sottili e accessibili, e così abbiamo film come “  – Giochi di guerra” con Matthew Broderick, dove una partita hackerata alla Protovision rischiava di cancellare la razza umana, oppure pellicole come “Giochi stellari” di Nick Castle, Congratulazioni Starfighter! Sei stato reclutato dalla Lega Stellare per difendere la frontiera contro Xur e l’armata di Ko-dan! Che mettevano i videogiochi al centro della storia, ma la promiscuità piena era ancora impensabile, la contaminatio una favola che si raccontavano i nerd attorno ai loro fuochi digitali. I videogiochi erano solo un pretesto, un escamotage, un innesco per dar vita alla pellicola. Niente di più che uno spunto, una musa rachitica e sciocca alla quale scroccare una sigaretta ogni tanto. E se questo avveniva non era tanto per colpa del cinema, piuttosto per la scarsa complessità dei giochi che se pur fascinosi, mancavano ancora del fuoco sacro della fucina di Efesto. E poi venne la grafica, il design, le consolle, i personaggi con i loro background, il boom, le storie complicate, la scrittura e con essa il linguaggio, e con il dannato linguaggio il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. Oggigiorno nulla come un videogame somiglia tanto al cinema: per codici, sforzo produttivo, potere immaginifico, qualità dell’incasso. La connivenza tra i due mondi è più viva che mai, prendiamo il piccolo capolavoro “Scott Pilgrim vs. the World”, tratto da un fumetto ma decisamente debitore al mondo dei videogame per il suo raffinatissimo stile, oppure l’incompreso e unico in un Paese come il nostro, “Nirvana” di Salvators, che anticipando alcune tematiche di Matrix porta il videogioco ad una dimensione filosofica. Per non parlare poi di tutte le traduzioni da un universo all’altro, perchè se spesso un film diventa anche un videogame, altrettanto spesso un videogame diventa un film, e se i titoli migliori devono ancora approdare sui nostri schermi, noi ci affrettiamo a infilare subito nei barili di Monkey Island “Super Mario Bros”, troppo strambo, Street fighter, troppo scarso, i film di Uwe Boll, troppo brutti, restano comunque nel piatto gli zombifici Resident Evil, i fanatici del bullet time Hitman e Max Payne, la fatalona Lara Croft, il campione di incassi Prince of Persia e l’indimenticabile Wing commander attacco alla terra! Ah no, forse questo è meglio dimenticarlo, visto che il suo disastroso esordio nel ’99 fece terra bruciata intorno al mondo dei pixel nel regno incantato di Hollywood. Che sia un Dvd o un videogame, è sempre con PLAY che inizia inizia lo spettacolo.

L.

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