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Ne “Il pianeta proibito” il fulcro della vicenda si svolge su un pianeta lontano lontano (Altair IV), in “Star Trek” serie classica, il tavolo da gioco è l’universo inesplorato, possiamo contare l’onnipresente “guerre stellari” con i suoi muppet leggendari, c’è anche “Blande Runner”, con una Los Angeles cupa e piena di anime sole, poi ci sono i film di fantascienza degli anni ’80/’90, chimere a volte riuscite e altre meno tra commedia e fantascienza, e poi c’è Oblivion.

Ok, non è il peggior film in circolazione, nemmeno il più brutto, a raccontarlo sembra pure carino. Ma è come avere un fucile di precisione in mano, e sparare ad un grosso maiale morto e mancarlo. Frustrante. La fantascienza può essere tante cose: filosofia, religione, scienza, intrattenimento, divertimento, stupore, sociologia, schizofrenia, ma mai e poi mai deve diventare sbadigli. Rob Zombie direbbe che gli manca l’anima, è in un certo senso questo è vero. E’ come un simulacro, una rappresentazione, qualcuno ha pensato Ehi, come dovrebbe essere un film di fantascienza? E il regista di Oblivion ha risposto: così! Tante citazioni, tanti momenti documentario come sarà il mondo dopo la distruzione, un pizzico di azione e mistero, et voilà, il fantapolpettone è servito. Ci si aspetta un buon voto da un piatto così, ma c’è qualcosa che stona. E’ come con le persone, alcuni processi riescono meglio in un senso piuttosto che l’altro, è più facile ammazzare qualcuno che riportarlo in vita. E questo film secondo me è un Frankenstein (non il dottore, ma il suo mostro), si è partiti dal fondo, si sono messi insieme i pezzi e poi si è provato a rianimarlo.

Non si vive di sole citazioni (cit.)

Se siete già andati a vederlo, non preoccupatevi, è come la puntura di una zanzara, all’inizio prude, ma poi passa.

L. 9000.

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