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entropia

Fino a qualche anno fa, ero convinto che un lavoro creativo fosse uno come il mio, uno di quelli retribuiti con pacche sulle spalle e bacche di bosco, uno di quelli che legandosi due remi a mo’ di ali sulla schiena e gettandosi giù da una scogliera ci si affidava con maggior fortuna nelle mani di Dio. Niente cartellini, ma anche niente orari, feste comandate o snobismi intellettuali, il creativo è onnivoro (esattamente come il maiale), e se l’artista può permettersi di scegliere con quale pezzo di carne fabbricare il suo uovo d’oro da sparare col culo il giorno seguente, il creativo quando deve mangiare, mangia. Non ci sono cazzi. Certo, è pigro, spesso si atteggia, nove volte su dieci è un avvinazzato, fa del disordine una malattia professionale, e se qualcosa deve diventare suo, lo diventerà, con buona pace delle inferriate del capitalismo culturale. Ma questa mia idea un po’ naif sul concetto di lavoro creativo , viene sempre più messa in crisi dalla crisi, appunto, perché là dove io pensavo che il lavoro creativo fosse un lavoro svolto da qualcuno con doti creative, oggi viene sempre più spesso rappresentato come: inventati un cazzo di lavoro! Ogni tanto lo leggiamo sui giornali, o vediamo qualche servizio in Tv, di questi intraprendenti lavoratori che escogitano lavori che nessuno fino a quel momento aveva immaginato. Lavoro creativo. Bah.

Così mi sono detto, ottimo, potrei fare una statistica delle lapidi presenti nel cimitero del mio paesello. La prendo come una missione, tutti questi vecchietti che non fanno altro che annoiarsi a colpi di meteo, potrebbero rinnovarsi con nuovi scottanti argomenti tra le dita, ma tu lo sai che ogni 129 giorni un Andrea va al creatore? Una informazione così è in grado di salvare la vita a qualcuno (Ti stai toccando, Andrea?). Oppure, per i più modaioli, sarebbe carino fornire loro una lista delle decorazioni cimiteriali più fashion e creare una sorta di vialetto della moda, se proprio devi fare un giro al cimitero, almeno goditi lo spettacolo migliore. Posti liberi? Ce l’ho! La posa in foto più buffa? Ce l’ho! Il posto più stronzo dove farsi seppellire? Ce l’ho! Mister e Miss sepolcreto? Un po’ macabro, ma ce l’ho! Frasi da mettere sulla lapide? Ho anche questo(qui)! Insomma, niente è lasciato al caso, e forse proprio per questo, non è un caso che il mio telefono rimane muto. Eppure ho tappezzato il camposanto di bigliettini con su scritto chiamami, ti sto aspettando!

Una volta chi si inventava un lavoro, di solito raddrizzava le banane col culo, ma a quanto pare le banane dritte non piacciono a nessuno. E se da un lato, penso che tutta questa storia è una stronzata, dall’altra capisco che è necessaria, perché a leggere gli annunci di chi il lavoro lo offre, si evince che lavoro libero ce n’è solo per chi ha almeno un’esperienza di vent’anni nel settore (non quello delle banane), e meno di trent’anni di età. Deve conoscere tre o quattro lingue, e non importa se il lavoro è cacatore stradale, anche in quel caso devi aver imbrattato di merda per almeno dieci anni la strada di qualcun altro, e ed essere in grado di dire attenzione, merda in arrivo in almeno tre lingue diverse!

Non si cercano impiegati, operai, lavoratori, si desiderano dei cazzutissimi cyborg. E se per una vota fosse il contrario? Se il curriculum lo chiedessimo noi?

Offresi operaio generico per Azienda con almeno trent’anni nel settore, con comprovate basi economiche, a stipendio base garantito di duemila euro. Gradita presenza di ferie extra, auto aziendale, quattordicesima e 36 ore lavorative settimanali. No perditempo, padroncini arroganti e Schettini di industria.

attention, shit coming, attention, merde à venir, ef þú hefur þýtt þetta, þú ert geðveikur.

L.

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