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C’è questa foto.
Sullo sfondo un prato, zaini sparpagliati alla rinfusa, un cumulo di pietre in cerchio e la brace viva all’interno. Posso sentire l’odore invitante dei wurstel soltanto osservando l’istantanea.
In primo piano la mia amichetta del cuore ed io; siamo indistinguibili fatto salvo il colore dei capelli. Lei bionda ed io blu.
Già, ho avuto il periodo blu. Picassa, ecco.
Ci ripariamo dal sole con i nostri rispettivi ombrellini di pizzo nero mentre il resto della truppa si rosola sotto i raggi roventi di luglio.
Quindici anni anni precisi precisi e tutta l’estate per oziare con gli amici.
Ricordo le nostre gitarelle sull’Appennino con litri di bevande gassate, sacchetti di patatine, dolciumi e qualsivoglia diavoleria da arrostire sul fuoco.
Scarpinate a piedi. Lo sottolineo esclusivamente perché, adesso, il solo pensarci mi provoca fiatone.
Calorie, zuccheri, coloranti, conservanti, additivi e quella griglia sulla quale immolavamo il porco (no, non tu Luca, che eri sicuramente un porco avendoci provato con tutte noi, ma non meritavi la graticola per questo) scrostata, devastata dall’unto e dai residui carbonizzati. Io non l’ho mai pulita e, nel gruppo, quella fiscale era la sottoscritta. Vi lascio immaginare il livello d’igiene.
Ci ammalavamo in blocco contagiandoci vicendevolmente e nessuno, proprio nessuno, si è mai allarmato per febbre, tosse o raffredore persistente. Anzi, se qualcuno stupiva le nostre madri con malanni stravaganti, diveniva meta di pellegrinaggio in massa. Una fiumana a casa del paziente.
Tutti noi siamo stati curati con farmaci a dir poco dubbi, molti dei quali sono stati ritirati dal commercio a causa degli effetti collaterali assai esuberanti.
Che poi diciamolo: è sufficiente scandagliare in modo approfondito un bugiardino per decidere di tenersi il mal di testa.
Rammento la marca della lacca per chiome ferree a prova di tifone grazie alla quale posso dire, con ben poco orgoglio, d’aver contribuito ad azzerare lo strato d’ozono ma che mi ha resa identica a Robert Smith.
Creme, tinture, trucchi, zeppi di siliconi, sali di piombo, parabeni, arsenico.
Ho ben presente il disastro di Chernobyl ed il consiglio d’ingozzarsi di patate e carote, come se le radiazioni non avessero la capacità di penetrare nel terreno.
Beata ignoranza.
Abbiamo amoreggiato con tutte le nefandezze possibili sguazzando nella non conoscenza.
Eppure, dopo venticinque anni, sono ancora qui a dispetto della disinformazione.
Ed ora, ora che so, ora che posso addirittura permettermi di segnalare alle autorità competenti ciò che non è conforme agli standard, ora che lo scibile è condiviso a livello planetario, ora che anche i pacchetti di sigarette gridano la mia morte, ora devo sottostare alle bizze di un esaltato che fa la voce grossa in Corea del Nord giocando con i missili?
Qualcuno che borbotta circondato da ben 120.540 km² di territorio?
Ma per favore, siamo seri.
I giapponesi riesumeranno Godzilla, gli americani i Fantastici 4 ed i cinesi Bruce Lee.
E se dovessero chiamare in causa anche il nostro Bel Paese lo finiremo con una pioggia di “nimesulide”, principio attivo che non è più in vendita negli Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Canada, Germania e che in Belgio, Finlandia, Irlanda e Spagna è stato autorizzato ed in seguito ritirato vista l’alta tossicità per il fegato.
Ma noi, grazie all’italian style, abbiamo sempre l’arma segreta altro che scaramucce nucleari!

Vera Q.

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