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Incrocio, talvolta, persone più noiose della noia stessa.
Un tedioso oscillare tra il vuoto e il nulla dove, di quando in quando, spunta un insignificante chiarore a farti credere che forse il discorso virerà su qualcosa di tollerabile ma che, all’istante, precipita nuovamente nel niente.
Sia chiaro: io adoro parlare del niente.
Ho una laurea in Nientologia applicata.
Ma per Diana, anche dal niente m’aspetto passione.
Posso accettare qualcuno noiosamente interessante, sono gli interessanti noiosi che mal gradisco. Quelli dai quali t’aspetti un’esposizione brillante sia che si discuta del miglior disgorgante in commercio, sia che ci s’intrattenga declamando a turno, e rigorosamente in lingua, l’Antigone.
E invece non sanno comunicare alcuna emozione, piatti. Una tavola da surf.
I contro a tutti i costi, i pro a tutti i costi, gli intellettuali della settimana enigmistica, i votati alla causa, una qualsiasi, gli ebbri a prescindere, i depressi a prescindere ed infine, quelli che più mi urtano: coloro che hanno la soluzione per qualsivoglia problema.
Tutti prevedibili e tutti spenti. Tutti uggiosi come novembre.
Non è dialogare è subire frasi fatte, affatto personali e di fatto sbandierate perché conglobate come stile di vita.
Parlate con chi sa sempre come cavarsela. Provateci. Mirate altissimo, alla sfida impossibile: ditegli che avete percorso 250 km in autostrada con il vostro bolide in appena un’ora. Ebbene, lui l’avrà fatto in 30 minuti. Incenerendo l’auto, ovvio, e creando una super nova all’istante.
Ma lui l’ha fatto. Lui vi ha battuti perché lui conosce “il mondo”. Lui è il numero uno.
Dei fanfaroni, lo so.
Tuttavia il vostro dialogare è finito: vi sarà facilmente intuibile il tono della conversazione a venire.
Questa nutrita schiera d’invidui non va cercata, vi troverà quando meno ve l’aspettate.
Io sono stata adescata “dall’interessante” in erboristeria, mentre ero intenta a rovistare nel marasma di tisane: le adoro, le provo tutte.
Ed ecco che mi si affianca chi potrebbe ampliare i miei orizzonti e mi consiglia un intruglio indiano dal nome impossibile impreziosito forse, visto il prezzo, con il sangue essiccato di una vergine.
WOW! Cosa c’è di più bello che lo scoprire cose nuove?
Allora lo inchiodo tempestandolo di domande. Lo scambio è proficuo, “l’interessante” è un’enciclopedia vivente della Valle dell’Indo. In pochi, pochissimi minuti, sono pronta a spendere una piccola fortuna in quintilioni di misture.
Gli sorrido, ringrazio, passo oltre quando, inesorabile, giunge il pistolotto pestilenziale.
Lo yoga, l’ayurveda, i chakra, la meditazione… bla, bla, bla. La recita di un copione senza sentimento.
Mi “prono” subendo tutti i clichè del caso: non ne ha saltato uno.
Sono la solita frettolosa?
Sto giudicando male?
E sia: tastiamolo.
“Il mio modello di vita è Sai Baba.” Replica orgoglioso.
Ora, io so ben poco di santi figuriamoci di santoni, ma Sai Baba, a memoria, non era il guru con una mirabolante fuffata di capelli?
Non so che dire, non riesco a levarmi dalla testa Alberto Sordi che interpreta Roberto Razzi, protagonista del film “Sono un fenomeno paranormale”.
“E’ morto. – mi dice – Ma io so che è solo una montatura.”
“Come per Elvis Presley.” Rispondo, non tenendo a freno la lingua.
“Esatto, e Michael Jackson.” Ribatte.
“Ah no, – afferro la palla al balzo – lui non è morto è soltanto tornato sul suo pianeta.”

Lo so, sono una persona orribile: portate pazienza.

Vera Q.

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