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La tecnologia avanza.
Galoppa nel ludico, trotta nel personale, conquistandoci tutti tanto che il nostro tablet, a breve, soddisferà gli appetiti sessuali dei nostri rispettivi consorti, togliendoci anche da questo impiccio.
C’è addirittura il rosario elettronico: anche la spiritualità punta sul cibernetico.
Ed in campo burocratico, poi, si fanno passi da gigante.
E la pec e la firma digitale e la card per comunicare con le istituzioni: tutto telematico, tutto con un click, tutto a fil di byte.
Questo perché ci siamo evoluti rifiutando la stasi prosperando e crescendo coccolati da nuove frontiere del comfort.
Approvo, eh. Amo il progresso persino nelle sue derivazioni malate che mi mostrano tutta la nostra fragilità e braccia tolte all’agricoltura.
Se non hai un pc, oggi, sei out, off, down ed errore irreversibile 0004059957726648848482616.
E no, proprio no.
Trattasi di palle.
Ogni giorno facciamo i conti con la carta.
Anche igienica, sia chiaro.
Duplice copia, triplice copia. Una per me, una per te ed una per qualche divinità bislacca che divora la cellulosa.
Non penserai, per caso, di non stamparti la ricevuta…
Perché per ennemila anni devi conservare la prova di ogni tuo respiro.
No, non provarci: un PDF, non basta. No, neppure quello “dellamadonna”, quello accreditato da enti alieni per capirci: in un universo parallelo qualcuno o qualcosa potrebbe manometterlo.
Carta, ci vuole la carta perché “quella non si deteriora”, affidabile e sicura.
Se la tieni sotto vetro, forse.
«Ma non le sembra alquanto assurdo che nel 2013 ancora si sia schiavi di un foglio?» – chiedo al notaio –
«La legge risale al 1913 – mi guarda sbattendo le ciglia – se funziona perché cambiarla?»
Ma infatti.
Quanto sono stupida.
Del resto, se ha funzionato e funziona, immobile, fermo, fisso, saldo, ancorato, assicurato, inamovibile, statico, immodificabile, immutabile, inerte, inespressivo, morto, quieto, stabile, stagnante, stazionario, immoto, bloccato, irrigidito, impietrito, imbambolato perché cambiare?
Mi domando perché si siano costruiti acquedotti e fognature, quando si poteva utilizzare una bacinella per i bisogni ed un catino per sciacquarsi il cavallo.
Ed il pacemaker? Che invenzione gratuita e presuntuosa: se è la tua ora, cribbio, la brachicardia te la meriti tutta.
Anche la penicillina: raus, via, levare! Nel bisogno puoi leccare del gorgonzola ben stagionato.
La macchina non serve, tutti a piedi. E se osi muoverti in bicicletta che peste ti colga.
Dunque civiltà sì, ma con le dovute cautele.
Mi si spia con satelliti sofisticati, mi si impone d’essere schedata e riconoscibile solo se certificata da qualche agenzia governativa, mi si infligge la favoletta del benessere dietro l’angolo che non posso rifiutare, pena la non esistenza sul globo, mi si fa credere che un codice a barre sia l’ottimo ma guai, GUAI a modernizzare ciò che realmente necessita d’essere svecchiato.
Se è utile al popolo, non è utile.
Ed il popolo, alla riscossa, non ci va perché non ha cliccato “parteciperò” all’evento a tema organizzato su Facebook.

Vera Q.

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