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Ve lo concedo: sputatemi in faccia, me lo merito.
Ho fatto la donna guarnita di tutto l’armamentario femminile. In primis, l’intramontabile “flap-flap” di ciglia svolazzanti, a seguire la boccuccia a cuore ed un finale magistrale con vocina rubata a Puffetta.
Ma andiamo con ordine.
Abbandono il mio eremo solo in caso di reale bisogno e m’avvio verso la città, il più delle volte, scocciata.
Non che io non apprezzi le comodità cittadine, non apprezzo la bolgia tantomeno la frenetica attività che caratterizza i centri abitati. Sono una contadina travestita da turista: mi godo gli amici, le vetrine, il kebabbaro all’angolo eppure scalpito per rientrare nella mia grotta.
Capita, talvolta, che il mio recarmi nella tentacolare metropoli coincida con incalcolabili rotture di palle legate alla burocrazia. E venerdì, la discesa verso il concitato brulicare era accessoriata da malmostoso malumore vincolato all’idea di dover tumularmi in un ufficio comunale.
La mia dimestchezza con le vie si limita alle arterie più trafficate e, qualora la zona mi sia del tutto estranea, accosto chiedendo informazioni.
Così, sulla strada del ritorno, proprio ad un passo dallo svincolo che mi avrebbe proiettata verso casa, un inaspettato posto di blocco ha interrotto il mio trillante avanzare.
Carreggiata chiusa.
Pensiero numero 1: che cazzo!
Pensiero numero 2: e adesso dove vado?
Pensiero numero 3: Dio c’è, ma mi odia.
Attraccata l’auto al guard rail ero già pronta a lanciare degli S.O.S. ai naviganti di passaggio quando il Salvatore, mimetizzato da poliziotto, ha raccolto le mie preghiere.
«Non si può passare, dove deve andare signora?»
Dannazione!
Questo significa ritornare sui miei passi, raggiungere la variante dalla parte opposta, infilarsi nel budello di macchine, sottomettersi ad una fila di semafori infinita.
«Lì… – sollevo il dito indice armandomi di “frullatore cigliare” – proprio lì, a pochi metri…»
Labbrino gelatinoso, occhio umido, tono inconsolabile.
A dare il giusto spessore alla scena il sole dietro le nuvole, la brezza impalbile e l’immancabile cespuglio che rotola.
Wow, ma chi sono? Anna Karenina ha tutto da imparare da me.
Mi osserva disperarmi.
Lo osservo disperandomi.
«Lei può passare!» – ingiunge al Cosmo con la medesima convinzione di Gandalf nel fermare l’avanzata del Balrog –
«Agente è un angelo!» – cori da stadio e tifo sugli spalti –
Ingrano la prima già dimentica della fila di vetture alle mie spalle mentre la transenna si serra imperiosa lasciando gli altri automobilisti a bocca asciutta.
Posso ancora sentire nelle orecchie gli insulti di chi non ha avuto la mia stessa concessione.
Gentile tutore della legge, non è un tuo demerito anzi, sei stato oltremodo cavaliere.
Ti sei imbattuto in una donna, è questa la tua unica colpa.
“Ti sei fidato di un essere umano che perde sangue per 5 giorni al mese e non muore.”
Passi il tuo non conoscere Tolstoj, ma South Park, no… non te lo concedo.

Vera Q.

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