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Avrò avuto non più di 7 anni.
Autunno, salotto, noia.
Non avevo il permesso d’accendere la televisione “da sola” e, del resto, non era mia abitudine farlo. Allora, nelle case, l’educazione era supportata da esseri umani in carne ed ossa non certo da tipetti dietro un monitor eppure, quel tedioso pomeriggio, qualcosa mi ha spinta a violare le regole.
La scatola nera, muta fino all’attimo precedente, ha preso improvvisamente vita inondando i teneri occhi di una fanciulla sporca ancora di latte, con la visione di una massa villosa in primo piano: Paul Stanley, il cantante dei Kiss, alle prese con I was made for loving you.
Io a distanza di anni, ricordo ancora e perfettamente quel petto e, per inciso, reputo Stanley un uomo inguardabile.
Ma so che in quel preciso momento ho compreso, sebbene per un istante, la differenza tra l’essere uomo e l’essere donna.
La folgorazione sulla via di Damasco.
I miei goffi, stupidi, infantili compagni di scuola, in un futuro prossimo, si sarebbero trasformati in gomitoli lanosi, tenere copertine nelle quali rifugiarsi per ricevere calore.
Pensiero durato qualche secondo che, tuttavia, mi ha cambiato la vita. Avevo ricevuto il primo inconscio imprinting sessuale.
Ken, il biondo marito laccatissimo della mia Barbie, ha avuto vita breve: gli ho incollato maldestramente sul petto, con la coccoina, un batuffolo di cotone imbevuto di pennarello nero.
La manovra, fatta sulla poltrona di casa, è stata alquanto infelice: ho sporcato la stoffa “senza ritorno” e mia madre non l’ha presa in modo sportivo.
Oggi, come allora, ho acceso la TV.
Ed ecco Banderas nell’ennesima reclame a discutere con galline, farcire biscotti, infornare pane e fare l’occhio languido con l’intensità di un brodino caldo.
Ora, Stanley non ha mai infestato le mie notti, ma Banderas dei tempi d’oro, sì. Qualche pensierino zozzo, io l’ho fatto.
Vederlo adesso nei panni del mugnaio della porta accanto, conoscendo il suo glorioso passato unto e burroso nel film Desperado è avvilente, è la morte di un sex symbol.
Attendo Richard Gere che pubblicizza le pastiglie contro l’acidità di stomaco e Sharon Stone regina della polenta istantanea.
E non si tratta di età, gli anni passano per tutti o s’invecchia o si muore prematuramente, questo è quanto. Qui si infrangono sogni e miti stravolgendo l’immaginario collettivo della carne.
Mi domando dove i pubblicitari abbiano la testa.
Ve la figurate la sensualissima Sandrelli de La Chiave intenta a promuovere, che so, i miracolosi benefici dello yogurt?
Lo ben so, sarebbe follia, sarebbe abominio!
«deglutisce»
C’è.
Mi dicono che c’è.
Ritiro tutto: non è la fine dell’eros è la fine e basta, stupidi Maya burloni.

Vera Q.

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