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Sinceramente, non so davvero cosa augurarvi.
Personalmente non mi auguro davvero più niente che sto finalmente imparando a godere di quello che ho.
Poco, ma c’è. E sarò anche ampollosamente barocca tuttavia, guardandomi attorno, non posso esimermi dal dirmi che, pur muovendomi a braghe calate… il mio pertugio – sebbene allargato – non sia ancora in condizioni rovinose.
Beh certo, è un paragone miserevole il gioco al ribasso, eppure che sia una lotta tra poveri è innegabile.
E dunque, spremendomi, posso auspicare che vi si allunghi il dito medio, ne farete un buon uso, vi conosco.
Io, ad esempio, gradirei un’intera mano di dita “medie”, pollice compreso.
Ben pochi temerari raggiungono il mio eremo, tuttavia l’eccezione si conferma nei Testimoni di Geova e nei rappresentanti della Folletto.
Da qualche mese alla parca fauna si è aggiunta una nuova specie: il venditore di contratti per ogni esigenza.
Luce, gas, telefono, costui ha papelli da firmare per qualsivoglia utenza per incontrare il gusto di chiunque. Ed a prezzi così concorrenziali e trasparenti che ogni sito inerente i diritti dei consumatori delinea queste stipule come specchi per allodole.
Così, giusto venerdì, il caso ha voluto che fossi io ad aprire l’uscio di casa e sempre io l’eletta al pistolotto informativo.
Donna. Donna anche piacente. Donna piacente e con discreta parlantina.
No, non ho ascoltato nulla del suo temino registrato a pappagallo, perchè l’incipt “grandissimo risparmio” non era credibile. Falsa partenza, squalificata subito.
«Mi mostra un documento che attesti il suo essere incaricata dalla ditta Pinco Pallo?»
Effettivamente la giornata era polare, ma mai quanto il suo sguardo crudo tale da congelarmi il viso.
Ravana nella borsa pronosticandomi emorroidi pruriginose è sottinteso, ed esibisce un biglietto plastificato.
«… ma è la tessera sanitaria!» – sgrano gli occhietti miopi –
«Ah, se vuole sprecare soldi, non è un problema mio!»
Dialogo assurdo di appena un paio di minuti.
Che non c’è lavoro, è manifesto. Che si cerchi d’arrabattarsi, idem. Ma donna piacente, la tessera sanitaria, no.
Parla con chi ti ha istruita: la tessera sanitaria è un espediente ridicolo, rivedete il marketing.
Vuoi infilarmela in qualche recondita fessura ed usarmi come distributore automatico di sigarette?
Possiamo provare, se lo desideri.
Io un’allettante idea del dove potrei far sortire il pacchetto… l’avrei.
Dicesi “culo”.
Quello stesso culo arrossato di cui sopra, identico al tuo.
Il mio che si difende da figure come te, donna piacente, ed il tuo che viaggia qualche metro più avanti dalla tua persona.
Raggiungilo.
Ricongiungiti a lui.
Vai, donna piacente, vai in culo.

Vera Q.

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