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Spesso ne abuso, non lo nascondo.
Posso dire, a mia discolpa, che subentri il mio preponderante gusto per le visioni tragiche, da qui ne scaturisce l’eccesso.
Associo la virgola ai graffi.
Mi riferisco proprio al segno grafico che la rappresenta.
Una taglio sottile rivolto verso il basso che determina, in modo discreto, il senso di un discorso.
Impercettibile il più delle volte proprio come una scalfittura, nonostante quello sfregio racconti a tutti la sua silente storia.
Una lesione rossastra sulla pelle, parla di noi.
Un’unghiata, ad esempio.
Forse il bruciante ricordo di una donna che ha scoperto un nostro tradimento?
Magari, il gesto di un’amante troppo focosa?
Allo stesso modo, la virgola, va capita ed interpretata: ogni virgola ha un suo preciso significato.
Ammetto che ci siano norme grammaticali a chiarificare l’utilizzo di questo “segno d’interpunzione”, regole che stento ad imparare, come potete ben vedere.
Possiamo definirla come una pausa, un breve istante nel quale prendere fiato o stravolgere il senso delle nostre parole.
Dunque, prestate estrema attenzione a questo lievissimo solco d’inchiostro, ha davvero risvolti sorprendenti.

“Mentre Monti governa, l’Italia implode.”
“Mentre Monti governa l’Italia, implode.”

Devo aggiungere altro?

Vera Q.

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