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Io sono meglio di te.

Questo è il tuo mantra. E per essere sicuro che il messaggio fosse ben chiaro a tutti, ne hai fatta una bella targhetta in ottone da affiggere come un santino alla tua porta, nel salotto buono delle cose morte.

Non preoccuparti, non sei l’unico. Come te ce ne sono a centinaia, e se il tuo personale salotto buono si è specializzato nell’esprimere pensieri profondi sul Cinema, altri come te hanno preferito indirizzarsi verso la letteratura, la filosofia, e tutto quello che nel mondo è possibile descrivere da  parole abbastanza complicate con cui riempirsi la bocca e mitridatizzare il vuoto dei contenuti.

Tu, e quelle vecchie signore nel tuo salotto buono che intossicano l’aria con il loro ciarlare, parlate del Cinema come se foste vecchi amici, come se inchiodata nel culo non ci fosse una semplice scopa di saggina snobista ma il grosso e possente femore di August Lumière a tenervi dritta la schiena. Non voglio darvi brutte notizie, ma le ossa di solito sono bianche, e in ogni caso girare con un osso nel culo non fa di voi critici migliori di altri.

Leggervi mi fa sorridere, un po’ per questa ottima ricerca delle parole complicate che si sostituisce all’ottima ricerca del ragionamento, un po’ per questa tenera ostinazione che avete nell’evocazione dello sbadiglio nei vostri testi, come una sorta di DNA ronfatico che tiene saldato assieme tutto il valore nelle vostre chiacchiere.

Credi di essere professionale, ma nella realtà dei fatti sei solo un fanzinaro di alto bordo. Hai anche perso la buona abitudine di ripulirti la bocca col braccio dopo che hai fatto il servizio ai soliti nomi del circuito dei grandi.

Più il nome di un regista è difficile da masticare, con tutti quei suoni usciti da un incubo dadaista klingon, più il valore del suo Film inizia a crescere. La chiami deontologia, ma te l’ho già detto, non sei un professionista, sei solo un fanzinaro. Basta poco per farti cadere nella trappola, basta un regista emergente, con la sua orrenda opera prima, che ti si avvicina sinuoso come una puttana per farti ricredere. Allora non hai più i coglioni per sputare il tuo veleno, allora vai a ricercare le tue parole complicate per dare corpo ad un’opera che meriterebbe l’oblio. Ma lo capisco sai, il fatto che ti abbia cercato per una recensione ha solleticato il tuo ego, ha stuzziacato il tuo infreddolito desiderio di potere. Ti ha fatto sentire importante, un’ebrezza che non sei disposto a macchiare con quell’orrendo suono di vetri che esplodono che si chiama “verità”. Ma che fine ha fatto la tua deontologia? Sparita, immagino. Messa via per la primavera. Questa è la piccola e sostanziale differenza che passa tra chi “è” e chi “vuole sembrare di essere”.

Fanzinaro.

Ma fanzinaro potrebbe essere frainteso, perché in fondo il fanzinaro è ruspante, è un amplificatore di ciò che gli piace, ha una sua personale carica energetica che innesca la vita, non la distrugge. Mentre tu, e il tuo salotto buono delle cose morte, non fate altro che promuovere il freddo della morte. Ragionate per dogmi, cavalcate i vari Bergman, Mihăileanu, Malick, come dei cavalli da guerra con cui calpestare ogni altra cosa. Prendente la cultura, il cinema, e la trasformate in un caro estinto, assente. Vi riunite nel vostro circolo di signore imparruccate e parlate il vostro linguaggio, fatto di stereotipi e luoghi comuni. Ve la raccontante. Abbracciate il pensiero unico del manuale dell’intelletuale con le diverse varianti, e facendo questo rendete i film materia morta. Inerte.

Vivisezionate il cinema, e poi pretendete di rimetterlo in libertà la sua carcassa.

Là dove io avvisto sbadigli, tu intravedi capolavori. Ed è forse questo il tuo peccato originale. Il tuo, e di tutti quelli come te che si trincerano dietro i salotti buoni delle cose morte. Nel cinema, nella letteratura, nel teatro, le sorprese sono sempre le stesse, è la confezione che cambia. Non che questo non abbia la sua importanza, ma il sorriso beffardo che hai quando credi di aver dissotterrato da una pellicola una verità iniziatica mi lascia sempre un po’ sorpreso, perché tu credi di aver riportato al mondo un tesoro, mentre io vedo solamente un triste uomo che ha aperto una scatola.

L.

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