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Come ho già esplicitato in altre occasioni, il prodigio della nascita lo lascio sperimentare ad altri: non posseggo alcun tipo d’istinto materno, fermo restando che i bambini sono intoccabili.
Mi sono svagata con le bambole come ogni brava piccina e mai, proprio mai, le ho considerate come mie figlie, piuttosto come compagne di gioco alle quali propinare budini di terra.
Nel maturare, la mia distanza tra l’ambiente degli adulti e quello infantile è diventata abissale.
Le mie compagne di liceo sognavano una vita da mamma, quelle universitarie inseguivano la laurea per accasarsi e sparare a raffica proiettili piangenti mentre io, ancora oggi, sono incerta di arrivare incolume a domani mattina.
Appunti quali “sei una donna incompleta, te ne pentirai, è una soddisfazione infinita”, mi perseguitano da tempo immemore tuttavia, madri intente a leggermi, sappiate che questi promemoria non hanno mai fatto breccia.
E nemmeno la faranno: mi avvio serenamente verso la menopausa e da un calcolo spicciolo in “soli” 180 mesi dovrei raggiungere la beatitudine uterina.
Mettere al mondo dei figli, secondo me, non contempla la realizzazione personale né, tanto meno, mi può rendere più o meno donna.
I piccoli fanno parte di noi per il limitato tempo dei nove mesi di gestazione, dopodiché la nostra “soddisfazione infinita” diviene un essere separato e occorre lucidità per distaccarsi dal convincimento che quel cosetto sia nostro per sempre.
Ci deve la vita, è vero.
Ma non ci ha chiesto di far parte di questo pianeta e voi, mamme, siete davvero capaci di un genuino gesto d’altruismo?
Io non credo.
Inguainate le figlie femmine nel tutù quando queste avrebbero voluto iscriversi ad arti marziali, scegliete per la vostra prole gli studi convinte che saranno tutti dottori od avvocati mentre i figli vorrebbero soltanto superare l’adolescenza senza troppi traumi.
State allevando una progenie che tira avanti retroilluminata da voi.
Riversate su di loro i vostri sogni dimenticandovi che ciascuno ha i propri e che questi ultimi possono non collimare con i vostri.
Alcune di voi sfidano i limiti della genetica sorvolando sul fatto che, a 50 anni, sarebbe opportuno il ruolo di nonna non certo quello di mamma.
E invece no.
Arse dalla fiamma inestinguibile dell’amore materno cercate fiale, stantuffi, uteri, spermatozoi al supermercato del Pupo pur di assolvere il bisogno egoistico di essere madri.
Se è l’accudire qualcuno dandogli supporto ciò che vi muove, beh… basta guardarvi intorno: gli infelici, le persone sole, gli emarginati, gli anziani, i bambini da adottare abbondano.
E invece di buttarvi nel fuoco esclusivamente per il vostro piccino difendendolo a spada tratta, fiere della vostra creatura, iniziate con il dare il buongiorno al vostro vicino di casa che, guarda caso, ha 80 anni e i suoi figli, piezz’ e core, premono per tumularlo in un ospizio.

Vera Q.

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