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L’imbarazzo mi accompagna con la stessa costanza e fedeltà di un cane.
Questo, naturalmente, non ha mai frenato la mia propensione verso le colossali asinerie: le ho compiute, però, con pudicizia.
Ripercorrendo la mia esistenza, posso annoverare un discreta gamma di spaccati di vita da dimenticare ciò nonostante, questi, sono gli artefici nel mio attuale oggi.
E quel che sono, mi piace.
Il mio disagio non è mai stato nell’azione in sé, quanto nella reazione derivante dalla condotta tenuta.
Nessun timore di giudizi esterni poiché l’unico vero giudice di me stessa, quello più severo, sono io.
Sono sempre stata totalitaria ed arroccata su prese di posizione spesso dettate dall’indomabile puntiglio a discapito del buon senso.
I miei “no” ed i miei “si”, per lungo tempo, si sono basati sull’umore del momento, chiusa nell’incrollabile convinzione che al mondo esistessero solamente il nero od il bianco e che io avessi entrambi nel palmo.
Bella testina di cazzo, non c’è che dire.
Fortunosamente si cresce e si cambia.
Non che il mutamento implichi uno stato migliorativo del carattere, malgrado ciò ho imparato ad ascoltare qualsiasi opinione senza stronfiare ad ogni sillaba provando, una volta tanto, a calzare i panni altrui.
Ho sviluppato una buona dose di tolleranza e di autocontrollo il che mi permette di discutere con gli interlocutori più disparati.
Si astengano tuttavia i razzisti, gli omofobi ed i fascisti, per quelli la mia “buona dose di tolleranza e di autocontrollo” non è sufficiente e preferisco evitare ogni contatto.
Ad esempio, ho dato prova della mia monolitica flessibilità destreggiandomi in un aurguto quanto penetrante dialogo con un farmacista.
La sera precedente ero stata male, vittima di dolori lancinanti alle ovaie accompagnati da conati tanto che, stravolta, ho chiesto pietà invocando la guardia medica che mi finisse “punturizzandomi”.
La mattina dopo, sui gomiti, mi sono recata in farmacia spiegando al dottore la situazione, la mia allergia a vari medicinali ed il bisogno di qualche medicamento di tipo omeopatico per arginare la sofferenza mensile.
Risposta:«Le assicuro che di mestruazioni dolorose, non è mai morto nessuno…»
Ma io sono una persona nuova.
Nuova e ricolma di comprensione e pacatezza.
Difatti non gli ho frantumato il cranio con uno dei barattoli in maiolica in bella mostra sullo scaffale riservato alle erbe.
Oh, no.
E neppure ho replicato con insofferenza.
L’ho imparata la lezione: gli anni refrattari sono un ricordo.
Non sono venuta alla luce provvista di ragionevolezza, è stata una mia decisione quella di essere tollerante, ho scelto di diventarlo.
Questa è indubbiamente una fortuna perché costui invece, a differenza mia, non ha avuto alternative.
Coglione ci è nato.

Vera Q.

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