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In questo caso, gli occhi potete prenderli e buttarli nel cesso, perché non vi saranno di alcun aiuto. Nei supermercati, nei negozi specializzati, dal vostro chimico di quartiere, non troverete nulla da spruzzare addosso ad una persona che vi aiuti a capire se questa è un Filosofo o un comune non-filosofo.
Distinguerli ad occhio nudo è praticamente impossibile, perché i Filosofi, come i vampiri della Masquerade, si mimetizzano in mezzo ai non-filosofi con discreto successo. Parliamo di secoli di specializzazione, mica cazzi.
Trovandosi di fronte a qualcuno che snocciola verità importanti sulla vita può far pensare alla presenza di un Filosofo, certo, e questo a volte può essere vero, ma non fatevi illusioni, per lo più si tratta di un comune Saggio, creatura che seppur verbosa, nella fattispecie appartiene alla famiglia dei non-filosofi.

In questa caccia, molto più utili degli occhi, sono gli orecchi, due pozzi scavati nel cranio che a differenza dell’apparato visivo non si possono sbarrare a piacere, come due prostitute generose, sono obbligati a far entrare tutto quello che gli passa davanti, a smistare sarà poi il cervello.

Il Filosofo, infatti, si distingue dal non-filosofo per questioni di mera punteggiatura. Il Filosofo ha la grande domanda, l’interrogativo universale, tutto il suo pensiero è convogliato nel trovare la risposta alla sua personale domanda fondamentale.

Il non-filosofo invece è tutto l’opposto, parte prima dalle grandi risposte, anzi, dalla risposta che comprende tutto, a prescindere da quale che fosse la domanda di partenza.

E’ evidente che l’Umanità in genere è non-filosofo, ed anche se in prima battuta può apparire indifferente la distinzione tra le due cose, una differenza tra le due cose invece esiste, ed è una differenza che ha un suo peso.

Le grandi domande, su chi siamo, da dove veniamo, su Dio, e l’origine delle cose, e tutto quello che la Filosofia ci ha rivenduto attraverso i suoi Filosofi, ci invitano alla riflessione, al pensiero, all’instabilità della punteggiatura che finisce le frasi con un punto di domanda:

Chi siamo?
Da dove veniamo?
Dove andrò a bere il caffè quando il mio bar preferito non ci sarà più?
Dove andiamo?
Esiste Dio?

Le grandi risposte, e per grandi intendo dire vaste, condivise da popolati gruppi di non-filosofi, invitano all’azione, perché una risposta a tutte le domande è un punto esclamativo, una volta che hai una risposta onnicomprensiva a che servono gli interrogativi?
Le grandi risposte, a differenza delle grandi domande, sono in mezzo a noi, impastoiate nella vita di tutti i giorni, ci guidano come farebbe una stella, solo molto vicina, così vicina da accecare tutto il resto. Soldi, Lavoro per il lavoro, droga, potere, successo, e il resto della famiglia delle grandi risposte.
Quando, ad esempio, la grande risposta è l’eroina, tutto diventa finalizzato a quello, tutte le domande convogliano in quell’unico punto fissato come un chiodo nel cervello. Chi sono? Dove vado? Perché vivo? La risposta è sempre la stessa: eroina, eroina, eroina.
L’eroina fa impressione? No problemo, riproviamo con Denaro:

Quando, ad esempio, la grande risposta è il Denaro, tutto diventa finalizzato a quello, tutte le domande convogliano in quell’unico punto fissato come un chiodo nel cervello. Chi sono? Dove vado? Perché vivo? La risposta è sempre la stessa: Denaro, denaro, denaro.

Le grandi risposte sono così, totalizzanti. E’ il tentativo dei non-filosofi a dare un senso all’esistenza, ma invece di produrre grandi domande che fermentano dentro il nostro spirito, creano solamente grandi risposte, risposte dispotiche che ci invitano all’omologazione, al pensiero controllato, al fine, al traguardo che è la parte più importante di un viaggio.

Il mondo è pieno di grandi risposte, vecchie, nuove, future. La risposta è sesso, la risposta è fame, la risposta è dio, la risposta è io, la risposta è il sangue, il gene, la supremazia.

Ma in questo mondo così terribilmente squilibrato verso la tirannia dell’imperativo, dove sono i Filosofi? Che fine ha fatto il pensatore in grado di rimettere in discussione la sostanza di cui è fatto il mondo? Come dicevo, non serve andare in un supermercato a cercare uno spray in grado di rivelarlo, non esistono negozi specializzati, corsi da ranger che ti insegnano a distinguerne le tracce per stanarli nei loro rifugi, nulla di tutto questo esiste.

Eppure esistono ancora i Filosofi, non si sono estinti, semplicemente sono migrati altrove. Come pensano alcuni, e come credo io stesso, è nella frontiera scientifica che si annidano le nuove grandi tematiche filosofiche. Teorie delle stringhe, spazio tempo, origine dell’universo, la complessità e i comportamenti delle cellule, origine della vita, vita artificiale, ecc ecc.

Tutte queste frontiere sono giganti che spingono sulle nostre vecchie e logore porte di casa, sono punti interrogativi grandi come l’Universo pronti a scardinare la terra su cui viviamo.

Un esempio: parlando con la fisica teorica D.D.C Sanchez a proposito dell’orizzonte cosmico, dell’Universo finito e in espansione, è emersa l’incapacità ad immaginare questo palloncino nel vuoto: perché cazzo, deve essere per forza contenuto in qualcosa. Segnando così il limite dell’immaginazione con il confine dell’Universo.
Anche da atea, ha detto Sanchez, davanti a tutti questi interrogativi irrisolvibili, ti scivola nella mente il dubbio che da qualche parte debba esserci un creatore.

E così, a fronte di questo scambio di opinioni, colgo il suggerimento della Dottoressa Sanchez per lanciare a mia volta nel mucchio una domanda fondamentale (anzi no, sono pur sempre un non-filosofo, il massimo che mi riesce di fare è correggerne una già esistente)

Dio esiste?
E’ obsoleta, che esista o no oramai poco importa, io la cambierei così:

Dove si è nascosto Dio? (Se qualcuno lo sa, ditegli che stiamo arrivando)

L.

 

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