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Dannazione è successo di nuovo!
E questa volta, la colpa ricade soltanto su di me.
Ho la cattiva abitudine di fornire il “buongiorno” e/o la “buonasera” a qualsivoglia essere vivente io incroci sulla mia strada.
Razionalmente non c’è nulla di sbagliato nel mio gesto, trattasi di gentilezza od educazione.
Salutare è salutare, lo dice la parola stessa, anche nella variante legata alla salute e non meramente al saluto.
Così quest’oggi, ansimando per la via, ho esalato il mio squillante «buongiorno!» ad un passante qualsiasi.
Passante sbagliato.
Passante portatore sano d’adolescenza appena superata: il nemico.
«Buongiorno signora!», questa la replica.
Secca, spigolosa.
Avete già capito, vero?
Signora.
Signora un cazzo, diamine.
No, non c’era deferenza: c’era vecchiezza, c’era odore di cantina muffita, di antiquario che sfoglia il suo antico manoscritto.
L’ho assimilata tutta specchiandomi nella vetrina dell’alimentari nell’atto di contarmi i capelli bianchi.
Signora, no, non lo tollero.
E’ pur vero che con l’età si acquistino benefit non da poco.
La scena madre dell’anziana sfinita l’ho fatta non lo nego, guadagnandomi un seggiolino tutto per me nel treno traboccante.
Che io sia una persona orribile non è certo un sacro mistero, tuttavia soltanto io posso darmi della vecchia.
Questi “anta” appena compiuti li gestisco a modo mio.
E ricordando i miei di 20 anni, chiunque non mio coetaneo evolveva in automatico in “signore” o “signora”.
Mi consola il fatto d’aver rovinato all’epoca, a mia volta, la giornata di qualcuno.
Sia chiaro, non è l’invecchiare che mi preoccupa è il farmelo notare che m’indispettisce perché declina l’ovvio.
Non invecchiano coloro che muoiono prematuramente, per tutti gli altri c’è l’ospizio.
Eppure questi “signora”, da sporadici, stanno diventando pressanti.
Leverò il saluto a tutti, drasticamente, virando al muto.
La prima volta in cui ho fatto i conti con l’età che avanza è stato un paio d’anni fa.
Sostenevo le mie ragioni, giuste o sbagliate che fossero, su un forum ludico.
La discussione della quale non mi sovviene il fulcro (non fate i furbi non sto perdendo la memoria, cribbio!) in breve tempo, da pacata, ha sviluppato toni piuttosto sostenuti tanto che uno dei miei interlocutori, forse per tranciare il discorso, mi ha liquidata con: «Ma taci tu, che sei una vecchia baldracca!».
E no.
Questo è troppo, ragazzino.
L’insulto gratuito è scorretto, è la fine dello scambio d’opinione.
E’ il genitore che molla un ceffone al figliolo perdendo, così, il suo valore d’educatore.
E’ ferire l’altro affondando il fioretto che, da lama verbale, si degrada in effettiva lama affilata.
Tutto, bimbetto, accetto tutto, ma vecchia lo dici a tua sorella.
Ed ora scusatemi, la vescica preme.
Si sa, con l’età, l’autonomia dei bisogni primari diminuisce.

Vera Q.

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