Prendete il Sole per esempio, una stella tiranna che vuole tutto il palco celeste unicamente per sé. Quando entra in scena le altre stelle devono sbiadire, come mozziconi di sigaretta annaffiati dalla tempesta.

Farà bene alle piante, farà bene alla tintarella, farà bene alle ossa, farà bene agli albergatori, farà bene agli oncologi, ma è inutile prenderci in giro, quella è una cazzo di palla di fuoco che volteggia nel cielo, un occhio arroventato che spinge il deserto dentro di noi, che ci vorrebbe annegati nel nostro sudore, che farebbe di tutto per veder evaporare l’anima di ogni singolo essere vivente.

La sua malvagità si percepisce anche nelle piccole cose, quando, ad esempio, concentra quei suoi tentacoli infuocati fino a farli diventare sottili come spilli, e buca il nostro sguardo proprio prima di una curva, lanciandoci contro una frustata di cecità. Lo sanno bene le formiche cosa significa finire sotto la sua lente. Lo sanno bene i deserti quale sia il suo seme.

E anche se qualcuno continua a pensare che in fondo sia buono, che in antichità lo adoravano come divinità portatrice di vita, c’è una verità inconfutabile che non va mai dimenticata: il suo appetito. Il suo appetito va oltre ogni cosa, e per quanto possa sembrare bello e splendente, dentro ogni Sole si nasconde l’ego un terribile ed oscuro abisso chiamato buco nero.

Ho lanciato sassi contro il Sole, ma a lui questo sembra non importare.

L.

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