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Dopo la quotidiana scorpacciata di orrori di cronaca, politica, ambiente e società, non può mai mancare una sbirciatina al futile ed oggi il caso ha voluto che curiosassi tra la moda maschile per la primavera-estate 2013.
Cito: Innanzitutto una bella cura vitaminica di colore, anche se rischia il sovraddosaggio: quindi giacche fragola e pantaloni pistacchio, trench zafferano e borsoni baiadera. Per non parlare delle scarpe: mocassini a tinte caramella un po’ dappertutto, vivaci derby bicolori e alte suole a tinte accese.
Ho qualche dubbio sullo stile baiadera e scopro, inoltre, che vengano proposti “anorak leggeri come paracadute”.
Non so voi, ma io l’anorak, non so davvero che cosa sia.
L’associo ad un incazzoso Dio Sumero e l’idea mi piace.
Scartabello le foto, devo assolutamente vedere cosa ci suggeriscono i guru del buongusto.
Abbiamo un sobrio completo pantalone/giacca giallo limone, catene al collo del peso specifico del piombo, pantaloni di pizzo, camiciole dorate, bermuda luccicanti e t-shirt per la crescita.
Senza contare che, i modelli scelti per la passerella, siano mascolini quanto la mia pochette.
Non giudico certo il modo di vestire altrui anzi, onestamente, non mi curo dell’abbigliamento utilizzato dagli altri, essendo quotidianamente impegnata nel non morire.
Tuttavia, ho un mio personalissimo modo di intendere la figura maschile e non si riflette affatto nelle proposte viste quest’oggi, patinate e davvero poco mettibili.
L’omo è omo, ed ha da puzzà.
Vero fino ad un certo punto.
Perché esistono soggetti che di questo detto ne fanno un baluardo costante, compiendo stragi.
L’autobus affollato, non mente.
L’odore della pelle è gradevole e specifico per ciascuno di noi: è sufficiente una doccia giornaliera, non serve l’uso del disgorgante, eppure, quella benedetta doccia va fatta.
Inoltre, signori uomini, non depilatevi.
E’ una supplica la mia.
Se poi il vello vi crea ansie di vita, vi suggerisco il silk epil, cosicché, patiate per benino e comprendiate il nostro dramma senza pari, fatto di lotta continua verso l’irsutismo.
Capisco che l’estate non aiuti l’eleganza maschile, eppure quei sandaletti da frate con calzino bianco, proprio non ve li concedo.
Vada per i calzoncini corti che, perdonatemi, non vi donano benché abbiate il fisico di Roberto Bolle, passi anche l’aberrante canottierina di cotone, lo so, fa un caldo indicibile, ma la maglietta a rete, no.
No, dai.
Un filo di amor proprio, un minimo di decenza, perché trasformarsi in grosse mortadellone retate?
Infine non cedete al leopardato, zebrato, muccato, o quel che è.
E’ volgare indossato da una signora, su di voi rasenta la bestemmia.
Questo è quanto.
La moda è un artefatto malevolo, è un malus a Dungeons & Dragons, è il pomodorino a millemila gradi di Fantozzi, è lavarsi le parti intime con il Chilly (soltanto una donna, può capire che intendo).
E’ una costruzione sistematica di imposizioni barocche e perverse create per il puro compiacimento dello stilista.
Sostenere che un paio di pantaloncini verde pisello possano essere accoppiati degnamente con una camiciola rosa ed una borsetta fucsia, è come trovare giocoso un quadro di Kubin.
Perché lo scaltro stilista, per fare proseliti, addobba in modo spregevole un muscoloso e belloccio ragazzino che, pur mostrandosi vestito in modo ridicolo, non incarna il ridicolo in sé: sfrutta il beneficio della giovane età, che ci fa chiudere un occhio mentre l’altro punta, licenzioso, i pettorali.
La moda, questa moda, è per persone giovani, per ragazzotti dai capelli tagliati con l’accetta, dai visi spigolosi e dallo sguardo efebo.
Ma tu, uomo sulla 40ina, calvo e con pancetta, tu non puoi permettertelo.
Un conto è condividere le proposte modaiole per quanto assurde siano, immaginandosi bardati in tal modo, un conto è trovarsi tale soggettone al banco frigo dell’Ipercoop.
Fa male, credetemi, un vero trauma per gli occhi.
Tu, il tuo momento magico, l’hai passato da ormai 20 anni.
Tu, come me, devi ragionare sul presente, facendo i conti con ciò che sei adesso.
Mi sorprende che, osando tanto, tu non venga picchiato selvaggiamente oltre l’uscio di casa e denunciato per disturbo della quiete pubblica.

Vera Q.

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