Tag

, , ,

Io non ho figli.
Non sento l’impellente necessità di diffondere parte del mio DNA alle generazioni future.
E l’idea di duplicarmi, un poco mi spaventa: potranno davvero coesistere due “me” nello stesso spazio vitale?
Quel che temo è il confronto: allevare qualcuno che potrebbe essere la mia antitesi.
Tutta colpa di Gregory Peck.
Se non avessi visto in età adolescenziale The Omen, ora avrei sgranato più figli che rosari.
Tra l’altro, i bambini, mi piacciono.
Quelli degli altri, ovvio.
Quelli che ti chiamano “zia”, ad esempio.
Che tu vizi, spalleggi, copri e mai ricadrà su di te l’onta d’aver forgiato, puta caso, un perfetto serial killer.
Inoltre, il miracolo del parto, non mi convince.
Io c’ero.
Ho visto.
E non è stato miracoloso.
E’ stato disturbante.
Quel buco dilatato all’inverosimile, le urla di dolore, i punti di sutura.
Sì certo, il premio per la sofferenza subita è una nuova vita.
Ma per Dio, riprodurci tramite talea, no?
Per la cronaca, ho cambiato dei pannolini.
Lavoro amaro, giuro.
Mi sono anche trovata con una siringa in mano nell’atto di dover pungere un sederino che mi stava nel palmo.
Non ce l’ho fatta.
Vi assicuro che sia impossibile infilare l’ago in quella ciccina morbida senza sentirsi morire dentro.
L’ultimo dialogo serio avuto con un nanetto risale a parecchi anni fa.
Mio nipote ed io.
Lui, pupetto di 5 anni, seduto sul mobile del bagno.
Io affaccendata nell’asciugargli i capelli.
Il marrano, annoiato dalle manovre di phonatura, afferra la scatola dei tampax estraendo un missile di dimensioni ragguardevoli.
«Zia, cos’è questo?»
Ma che cazzo!
No, eh.
Non spetta a me parlarti delle api e dei fiori, di pseudo cicogne fattorini, di nascite sotto i cavoli o di semini vari.
Io sono la zia: quella che ti porta al parco e ti spinge sull’altalena.
Il mio ruolo di educatrice si risolve con un gelato prima dei pasti, gelato che tua madre non sa che ti ho fatto mangiare. Il nostro piccolo segreto, ricordi?
Così, serafica, non smetto di pettinarlo e lui non smette di rigirare quell’ingombro color panna tra le ditina, indagando nei miei occhi in fremente attesa di una mia replica.
«E’ la supposta della mamma» – rispondo astuta –
L’ho sfangata, è fatta!
Chiuso e defunto l’argomento “tampax”.
Mi guarda ancora, perplesso, saggiando con tutti i sensi allertati l’immensità del “medicamento anale”.
Tace qualche secondo, forse il rumore ripetitivo del phon gli ha cullato quel pensiero disordinato mettendolo a nanna.
«Ma davvero se la infila nel culo?»
Che altro avrei potuto aggiungere all’inappuntabile logica di chi è felicemente esente dai filtri preconfezionati imposti dalla nostra società?
Piccolo e mefistofelico Damien in erba!
In quel preciso istante, ho capito che mai avrei potuto sopraffare un bambino.
Per cui, evitate di rivolgervi ai piccoli con frasette incomprensibili piene di “gugugù” e di vocalizzi che neanche Lovecraft si sognava d’armonizzare.
Questi cosi sono adulti miniaturizzati, senzienti, scafati, ma sopra ogni cosa, diabolici.

——————————————————–

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: Il Patto

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: Life

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: La croce

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: La bestia

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: L’Altro

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: Io sono morto

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: 2017 A.D.

Per acquistare il mio libro (ebook) su amazon: La scatola di cioccolatini di Silvia… (e di altre crudeltà)

 

Annunci