La prima volta è stato facile, quasi un invito del destino. Io me ne stavo lì nella mia stanza con la scarpa in mano, e lei sgambettava sulla parete con quell’esercito di zampette orribili sottili come aghi.

L’ho spiaccicata al muro.

Dalla bocca di un bambino quel suono uscirebbe più o meno così: SPCIACK. Invece il tono era un po’ più basso, come il rumore di un tamburo non accordato bene.

Odio gli insetti.

La seconda invece ha richiesto un po’ più di volontà da parte mia. Benché la nuova scutigera fosse nello stesso identico punto dell’altra, due particolari erano completamente diversi: io non avevo una scarpa in mano, lei si portava dietro un mazzo di fiori.

L.

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