In pochi lo sanno, ma anche un piccolo paese come il mio aveva il suo custode del cimitero. Viveva in una baracca di legno appoggiata alla parete est del camposanto, più simile ad una tana che a una vera e propria casa. Il custode era un tipo schivo, sempre sporco di terra, dentro e fuori, le sue parole stonavano di una nota alcolica che rendeva indigesta ogni conversazione.
Per bullarsi, una volta biascicò contro un branco di ragazzini; io non ho paura dei morti, non ho paura della morte, se la incontrassi ora la guarderei dritta su quella sua brutta faccia e mi farei una grassa risata.
Quella stessa notte i ragazzini tornarono al cimitero, scivolando nell’oscurità come tanti piccoli corvi armati di benzina e fiamme. Si accostarono alla baracca e appiccarono il fuoco.
Mentre il custode bruciava e urlava di dolore divorato da una colonna di fiamme, uno dei ragazzini gli lanciò contro una manciata di ghiaia e chiese, non ti stai divertendo?
Un altro lo imitò, lanciando un sasso più grosso che finì per schiantarsi sul ginocchio dell’uomo, perché non ridi? domandò a sua volta, noi volevamo solo vederti felice.

L.

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