Philip k. Dick, La svastica sul sole.

E’ la voce nuda dei pensieri che si sente. Come quella del capitano Willard nel suo viaggio lungo il fiume per uccidere l’enigmatico colonnello Kurtz in Apocalipse Now. Tutto sembra calmo, ma è la stessa calma che ha pervaso gli anni della guerra fredda, un lenzuolo tirato segretamente da più parti che sembra steso, ma in realtà è solo la tensione che precede di qualche attimo la deflagrazione totale. Da un libro così, che promette di raccontare un mondo alternativo in cui gli alleati hanno perso la seconda guerra mondiale, ci si aspetterebbe chissà quali grandi eventi, quali movimenti, quali descrizioni esteriori. Ma la narrazione è tutta dentro, nel precipizio dell’anima. Dalla prima all’ultima pagina si compie appena un passo in questo mondo altro, nulla di più, lo scatto del meccanismo di un orologio. Ma anche quello dell’uomo sulla Luna è stato solo un passo, ma che passo! Per me, un libro incredibile.

L.

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