Non so come mai, ma ogni volta che mi capita di appoggiare gli occhi su di uno spot pensato per incentivare alla lettura, ho come la sensazione che manchi qualcosa.

Prendiamo l’ultimo esempio, che in questo momento puttaneggia qua e la in tv: “più leggi, più sai leggere la realtà”. Lo slogan è grazioso, eppure la lettura viene presentata come semplice istruzione, come se gli esseri umani fossero dei software in costante bisogno di download, come se tutti noi non fossimo che recipienti vuoti bisognosi di essere riempiti.

Leggo, imparo.

Semplice, pulito. Ma leggere non è semplicemente imparare, perché leggere è un’esperienza profondamente intima, solitaria, ma assolutamente creativa. Nella lettura, noi non siamo contenitori da riempire, ma siamo costruttori di mondi. Una piccola differenza che ci sposta dallo scaffale incolore delle nostre esistenze al fianco del Divino.
La capacità di ricreare nella nostra mente situazioni, volti, voci, personaggi, scenari, futuri.

Certo, una parte dedicata alle nozioni è indubbia, ma non è il meglio che offre la lettura. Il meglio è la capacità di immaginare, di proiettarsi in altri luoghi, in altre vite, indossando umori diversi dai nostri.

Immaginare futuri, esistenze, semplicemente creare.

Per lo più l’immaginazione viene relegata nei fondi di magazzino delle qualità umane, ma l’immaginazione non è solo evasione dalla realtà, l’immaginazione è la capacità unica nel nostro universo di dare forma ad una esistenza altra, non necessariamente migliore.
Uno scienziato senza immaginazione.
Un chirurgo senza immaginazione.
Un campione senza immaginazione.
Un artista senza immaginazione.
Tu, senza immaginazione.

Qui non si tratta solo di interpretare al meglio la realtà, ma di arrivare a vedere l’orizzonte, e tutti gli orizzonti che ancora non esistono.

 

L.

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