Quella d’ottobre, che si sa, l’autunno precede la stagione fredda, quella americana, che tutto si può dire, tranne che fosse di stampo inglese, quella francese, con la regina rossa di alice che urlava “tagliateCI la testa!”, poi ce n’è una industriale, molto macchinosa, una copernicana, che dal centro tavola spostava la terra per metterci il sole, e via dicendo fino ai giorni nostri. Parliamo di rivoluzioni, di attimi (attimi che possono durare millenni) che stabiliscono un prima e un dopo delle cose. Come quell’ominide di duemilioni di anni fa, che decise per conto suo che unghie, denti e pelame non fossero sufficienti per la questione della sopravvivenza, così si inventò gli utensili, dando inizio alla rivoluzione che vedeva l’Uomo in opposizione alla Natura. La Natura crea l’Uomo, l’Uomo cambia la natura, un po’ come se l’uovo potesse decidere quante zampe deve avere una gallina. Oggi forse siamo di fronte ad una nuova rivoluzione di lungo corso, quella nel confronto degli oggetti. L’Uomo crea l’oggetto, l’oggetto modifica l’Uomo. Quante volte pensiamo di dover cambiare per entrare in un vestito, in una bella macchina, in un locale lussuoso? Quante volte siamo noi che ci adattiamo a scelte di design belle ma poco funzionali? Quante volte una sigaretta ci ha indicato dove sederci in un locale? Quante volte la tecnologia ci ha resi diversi, trasformandoci in qualcosa che non eravamo? Gli oggetti sono diventati una comunità talmente potente da determinare l’assetto della nostra esistenza. Un giorno la tazza del cesso ci chiederà di cacare in verticale, verso il soffitto, e noi modificheremo la geografia del nostro didietro sempre più in prossimità della testa. Questo spiegherà ai posteri perché al mondo ci sono tante persone che pensano col culo.

 

L.

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