Il cane, povero animale senz’arte nè parte, obbligato da una natura davvero matrigna a vivere in branco. Senza branco non è nulla.
Fedele fino alla morte al suo ‘alfa’, disposto a morire per il benessere del suo ‘alfa’.  Attenzione: non per il suo branco, come fa il lupo, ma per il suo ‘alfa’, quello che riconosce come ‘alfa’ , il quale invece pensa di esserne il ‘padrone’, concetto arcaico: ‘io ti possiedo, sei cosa mia’.
Il problema qual è? Che dal ‘padrone’ arrivano direttive contraddittorie: puoi uccidere fagiani ma non galline. E qual è la differenza?

Qua c’è un cane che si è fatto massacrare perchè ha riconosciuto dall’odore del padrone di averlo fatto arrabbiare, anche se non sa bene perchè, ed essendo l’uomo il suo ‘alfa’ , accetta la punizione.
Con una differenza sostanziale: che in un vero branco, avrebbe dimostrato la sua sottomissione (ventre scoperto, gola a disposizione) e la cosa sarebbe finita lì.
L’uomo invece l’ha massacrato e forse il cane non ha nemmeno capito per cosa.
Forse l’unica cosa che ha capito è il gesto: il bastone alzato.

Ma non voglio perdermi in disquisizioni etologiche.

Cane… così adorato e così disprezzato…

E’ ben strano l’accostamento che si fa a comportamenti che son solo umani tirando in ballo animali che infine perseguono solo il loro percorso istintuale.
Sei stupido? sei una gallina
Sei ignorante? sei un asino
Sei viscido? sei un serpente
… e così via, ne conosciamo tutti millemila, questo riferirsi ad esseri che seguono solo la loro riuscitissima programmazione, oltretutto con un’adattamento che dovrebbe far riflettere la specie Homo Sapiens, presente solo da 130.000 anni e forse già in rotta di collisione con la propria estinzione.
Ci sopravviveranno, of course, galline, asini e serpenti.

Ormai è un automatismo mentale, oltrechè verbale.
Quindi, non stupisce l’accostamento uomo/cane, nel senso di bieco asservimento, di accettazione cieca, al di là della semplice fedeltà.

No, non è il nostro essere ‘cani’ nel senso più nobile del sostantivo, che motiva il nostro asservimento ai padroni.
Altre sono le cause, le motivazioni, e tutte sono ascrivibili alla nostra natura strettamente umana.
Ambizione, avidità, arroganza: ecco cosa ci fa correre in aiuto del vincitore, che ci fa esultare con l’uomo ‘forte’, che ci rende ciechi e sordi davanti all’evidenza, che ci esalta nel vivere nella luce dei prepotenti.
Finchè sarà il nostro cervello limbico a governarci (cervello-rettile come lo definiscono gli onto-antropologi), godremo della sudditanza e baceremo la mano che ci schiaccia, certi o forse speranzosi delle briciole che ci toccheranno

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