Signore mie, alla fine, il fondo del suntuoso calice, è giunto.
Abbiamo bevuto alla coppa della Seduzione scordandoci di rabboccarla di tanto in tanto ed ora non ci rimane che leccare il cristallo di Boemia.
Ricordate Rita Hayworth?
Via, su: quella topona dai capelli rossi.
L’indimenticabile Gilda, stretta in un vestito nero mozzafiato mentre delizia da maestra, l’universo ormonale inscenando un pudicissimo spogliarello per un oggi abituato a visioni uterine, audace all’estremo per il mondo di allora, datato seconda guerra mondiale.
Ogni donna ha desiderato essere Gilda.
Ogni donna sulle note di Put the Blame on Mame si è rivista con quell’abito intenta a fare ondeggiare una folla di uomini ipnotizzati.
Ebbene quell’abito, ultimo baluardo di femminilità esplosiva, sta per essere venduto all’asta al miglior offerente.
Ben 64 anni di sogni e di insegnamenti legati ad un pezzo di stoffa, casella fondamentale per ogni femmina che si  arroghi questo blasone, che si infrangono nell’armadio di un riccastro cinofilo senza più slancio, ma molte voglie da soddisfare.
Pensare che possa essere indossato dall’amante vent’enne del suddetto per una sveltina al Viagra mi mette in frenesia.
Quell’abito è un’icona intoccabile, già l’osservarlo con  troppa insistenza ne sciupa la storia.
Tuttavia non posso che chinare il capo e chiedere scusa.
Scusaci Rita se non abbiamo capito nulla.
Scusaci se in 64 anni siamo involute al punto tale da preferire un perizoma interdentale ad una provocante occhiata  guarnita di labbra socchiuse.
Scusaci se nel vantarci fiere che “non siamo un buco dotato di gambe” inguainiamo le cosce in un coriandolo di tessuto.
Scusaci se l’indipendenza della donna appare sui rotocalchi a mò di calendario ginecologico.
Scusaci se rubiamo il silicone all’idraulico per gonfiarci come canotti.
Scusaci Rita: siamo delle pessime alunne.

E adesso che il tuo abito nell’ipotesi migliore sarà in bella mostra in una teca privata, ci rimane il ricordo del fruscio della veste sempre che il palinsesto si ricordi ogni tanto di tenerci  buoni con un film decente dove i capezzoli rimangono nel reggiseno.

 

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