Buongiorno a tutti.
Innanzitutto mi presento: sono un bronzo di Riace.
Sono quello chiamato “statua B”, il capellone per capirci.
In tutta onestà, visto che mi avete riesumato dal fondale sabbioso ed avete impiegato tre anni a levarmi le patelle di dosso, potevate sprecarvi nel trovarmi almeno un nome consono.
“Statua B”, permettetemi, è alquanto svilente.
Forse, viste le mie sode chiappette tondeggianti e perfette, mi si voleva omaggiare per questo “lato B” da copertina fashion, ebbene, sappiate che non ho affatto gradito.

Vi illustro la mia vita da ripescato dal mare.
Nudo, così come mamma mi ha fatto, osservo la folla di curiosi che mi fissa e questo avviene in orario d’ufficio senza darmi neppure il minimo sindacale per la mia abilità di rimanere immobile ed impassibile ai commenti sul mio pipino.
Donne, vi ricordo che le dimensioni non fanno testo e che quando siete in numero superiore ad una, diveniate più triviali di una conca di concime.
In stanza con me, c’è “statua A”.
Taciturno.
Mai uno screzio.
Mai un litigio.
E lui, per altro, lo ha più lungo.
Di poco, molto poco, ma tant’è  quello denigrato giornalmente son io.
Voci di corridoio riecheggiano su una nostra probabile vacanza premio alla Maddalena*.
Un bonus prima del pensionamento?
L’ora d’aria dei carcerati?
Sono più di trent’anni che non vedo il sole ed ora, di botto, volete farmi ustionare sulla spiaggia rosa di Budelli?
Scordatevi di trasportarmi in nave che io ed il mare abbiamo secoli di conti in sospeso.
E se proprio si deve fare questa traversata cerchiamo di usare aerei di ultima generazione che “Lost” l’ho visto anche io sbirciando il mega schermo della casa del vicino di museo.
Una domanda però, mi risale dal cuore finendomi in bocca.
Mi avete rimesso a lucido.
Mi avete esibito.
Mi avete conservato integro, spazzolandomi con la paglietta anche in posti indicibili.
Per quale masochistico motivo, ora, mi esponete al rischio di un non ritorno?
E se mi incrino?
Voglio dire, signori, questi centinaia di migliaia di euro usiamoli per dare respiro a tutti i precari che affogano, ed io so bene quale sia la sensazione di acqua nei polmoni, piuttosto che costringermi a fare ferie in un villaggio turistico con animatori e chansonnier.
Ennò, la storia del “ti mostro, o mondo,  i nostri gioielli di famiglia”, non attacca neppure con il mastice.
Io il righello ce l’ho e uso.
Non si farebbe una gran figura, eh.

 

 

*in occasione del G8.

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