In principio fu il fosforo, brodo primordiale dell’intelligenza, soluzione alchemica che intrappolava nella sua essenza la chiave per l’evoluzione della mente e il miglioramento dell’essere, o almeno questo è quello che mi propinava come un mantra mia madre quando avevo cinque anni, per farmi mangiare il pesce.
Mangia il pesce che contiene tanto fosforo, che ti fa diventare più intelligente. Mi diceva, e io che ero un selvaggio legato allo status di animale sognatore il pesce lo rifiutavo. Impossibile essere più intelligenti di così.
Poi vennero i giochi, quelli che non piacevano a nessuno, le poesie a memoria, le tabelline, il libro cuore, la lettura costante dei quotidiani, le parole crociate e tutto ciò che secondo i pedagoghi incaricati nei diversi anni della mia vita portava ad un ingrossamento dell’intelligenza.
Ad ogni fase della crescita c’era un’escalation di fattori determinanti, che assunti, avrebbero sospinto di un metro in più il livello di intelligenza di ognuno di noi.
Un’intelligenza a punti, se vogliamo, una gara degli scout a fare buone azioni per guadagnarsi la medaglietta da esibire, un animale stipato nel nostro cervello che si ingrassava ad ogni boccone di fosforo, di giochi educativi stile sapientino, di prime pagine dei giornali, di Franti e Garrone, di nomenclatura senza approfondimenti, di ore di televisione spenta.

Va da sé che l’intelligenza non è una cosa semplice come un cappone all’ingrasso, che la storia del pesce e del fosforo non è mai stata vera, che dell’intelligenza è difficile e complesso anche darne una definizione esatta.
Eppure in questa dimensione educativa selvaggia e mistificata da leggende e superstizioni, possiamo ancora ritagliarci spazi aperti alla riflessione, porti franchi in cui attraccare ipotesi.
Esiste qualcosa che migliora la nostra intelligenza?
Io temo di si. D’istinto mi viene da rispondere le letture, la musica, l’arte in genere, l’esperienza, la necessità. Così mi ritrovo dalla stessa parte della barricata dei miei imbonitori, eppure senza essere totalmente d’accordo con essi.
In effetti, non metto in discussione se la lettura, ad esempio, aiuti a migliorarci come persone senzienti, io ci credo. Quello che vado a sindacare è il considerare l’acquisizione di una data intelligenza come un processo irreversibile: ora ho raggiunto intelligenza livello 8, poniamo, da qui non mi sbatte giù più nessuno. Come se il miglioramento delle capacità della nostra mente fosse il superamento di un confine, una metamorfosi a senso unico come quella delle farfalle, il raggiungimento continuo e consequenziale di età adulte proiettate all’infinito.
Piuttosto vedo l’intelligenza come la leva del volume di un mixer, che può essere alzata e abbassata conseguentemente a fattori interni ed esterni. Un libro, una poesia, una canzone, un quadro, mi rendono più intelligente? Se la risposta è sì, allora cosa mi rende più stupido? Perché devono necessariamente esistere delle tensioni, dei pesi, che agiscono in senso contrario all’intelligenza, degli agenti che ci rendono più idioti, più gretti, più stolidi. Quali libri ci rendono più scemi? Quali canzoni? Quali politiche? Quali paure? Quali opere d’arte, quali esperienze ci affondano?
Che sia valida anche per l’intelligenza la legge dei vasi comunicanti? Quando intrecciamo la nostra mente con qualcosa costruito sul vuoto, questi risucchia il nostro intelletto per una sorta di  compensazione? Se fosse così, accettare il confronto equivarrebbe comunque ad una sconfitta certa.
Conoscevo persone perfettamente alfabetizzate che dopo ore di reality alla Tv non riuscivano più a produrre suoni di senso compiuto. Esistono quindi questi elementi a “fosforo negativo”? E cosa accade alle persone che subiscono unicamente gli influssi a intelligenza meno? Che accade alle loro menti? Diventano esseri umani inquinanti? Untori del vacuo?
Forse è come nella storia infinita, il vuoto si propaga come fa il buio alla fine del giorno, inarrestabile.
Una volta anche i fiammiferi contenevano il fosforo, forse avrei dovuto mangiare meno pesce e più fiammiferi per avere una risposta.

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